Localdirt.com: Acquistare Prodotti Alimentari Locali

23 10 2009

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Local First, un’ organizzazione con sede in Michigan che vuole sostenere le economie locali, ha pubblicato un semplice ma esaustivo grafico che mostra le differenze nei flussi di denaro quando acquistiamo prodotti locali e quando invece acquistiamo da esercizi al di fuori della nostra comunita’. Il grafico e’ accompagnato da 10 ragioni che illustrano perche’ comprare localmente.

Ed e’ proprio alla necessita’ di acquistare localmente, che risponde Localdirt.com, una marketplace online con la missione di creare un database di prodotti alimentari locali che possa servire a produttori, commercianti e consumatori.

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Tramite la sua piattaforma, Localdirt vuole cercare di rendere il mercato piu’ efficiente. Secondo l’ azienda americana infatti, almeno negli Stati Uniti, la richiesta di prodotti locali da parte del mercato sta superando la richiesta di cibi organici ma rimane tuttavia difficile poter soddisfare le necessita’ di tutti gli attori della filiera alimentare. Questo crea delle inefficienze tali per cui circa il 40% della produzione e’ destinato a non incontrare i consumatori finali e quindi a diventare scarto.

Sotto potete assistere alla presentazione di Localdirt durante l’ ultima edizione di DEMO poche settimane fa.





Mercati Agricoli Della Cuccagna: 2a Edizione

25 09 2009

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Dopo la prima edizione di Maggio, tornano i mercati agricoli della Cascina Cuccagna. In via Muratori, nel tratto di strada compreso tra viale Umbria e via Friuli, per l’intera giornata di domenica 27 settembre, torneranno i banchi dei produttori agricoli.

I loro prodotti sono tutti caratterizzati da processi di produzione legati alle stagioni e all’incidenza che queste hanno sulle materie prime.

La missione dell’ iniziativa e’ quella di favorire percorsi qualitativi che promuovano una maggior conoscenza delle particolarità culinarie e del territorio.





Un orto, due orti, mille orti…

13 07 2009

In un mondo che fa sempre più fatica a nutrirsi, come ha ripetuto ancora una volta il Segretario Generale dell’ONU all’Aquila, non e’ un mistero che chi si occupa d’innovazione sociale stia rivolgendo sempre di piu’ l’attenzione al fenomeno dell’agricoltura urbana come ad una possibile parziale soluzione. Basta guardare l’articolo di Gianfranco Chicco recentemente pubblicato su Wired Italia, su come verdura venga ormai coltivata nei caveau del centro di Tokyo. O al putiferio mediatico suscitato dal primo raccolto dell’orto creato da Michelle Obama alla Casa Bianca.

E’ un tema, pero’, che alcuni promuovono da anni, ben prima che crescere il proprio cibo diventasse una moda. Sustain – l’organizzazione britannica partner di The Hub che si occupa di migliorare la qualità del cibo e dell’agricoltura – se ne occupa da sempre e ci manda una interessante rassegna di articoli e informazioni sul mondo dell’agricoltura urbana. Tra quelli di maggior rilievo:

  • Un pezzo sui parchi e frutteti di Manchester;
  • Un pezzo sul Telegraph, uno sul Guardian e uno sul Times su agricoltura urbana a Buckingham Palace;
  • Un articolo su edifici nella City colpiti dalla crisi e convertiti in orti urbani;
  • Un altro su Carrot City, la mostra a Toronto sull’Agricoltura Urbana;
  • Un articolo su Food4Families, un nuovo progetto di coltivazione urbana a Reading;
  • Un pezzo su un orto sul tetto del Glide Memorial Church a San Francisco;
  • Un articolo sui cosiddetti “muri verdi”;
  • Un pezzo sulla crisi finanziaria, gli inglesi, gli orti e sul coltivare il proprio cibo;
  • Un altro sulla rivoluzione orticulturale di Rosie Boycott;

Infine, Abundance, un progetto comunitario di Sheffield, a pubblicato un’ottima guida su come coltivare frutta in contesti urbani. La guida spiega in maniera semplice e dettagliata le tecniche di coltivazione piu’ adatte a questo tipo di coltivazione. In piu’ e’ completamente gratis! La potete scaricare qui (PDF)!





Mag 2 Milano + Rete Gruppi d’Acquisto Solidale = 200 anni di storia salvati

11 07 2009

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200 anni di storia
Caseificio biologico Tomasoni (Gottolengo, Brescia), 200 anni di storia che rischiavano di evaporare, nel nulla, e nel silenzio-indifferenza delle banche. Ma per fortuna ci sono i GAS, i gruppi di acquisto solidale di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Milano, che con il supporto di Mag2 Milano hanno “fatto credito” al caseificio con un acquisto anticipato di 36 mesi delle forme di grana. Valore dell’operazione, 140mila euro..Mica male no?

Lo shock
Il fatturato del 2003 ammonta  a 2,5milioni di euro, l’anno successivo a 300mila, nel 2008 a 1milione. Il 45% della produzione è rivolta ai GAS. Poi la crisi, dovuta all’incremento del prezzo del latte (+25%) e dei tassi euribor (costi di magazzino per 27mila euro ed esposizione bancaria per 1,6milioni di euro). Si necessita di un nuovo fido bancario di 150mila euro. Nessuna banca disponibile.

La email
A gennaio 2009 Massimo Tomasoni, titolare con i fratelli del caseificio, informa via email i clienti della possibile chiusura. Capitanato dalla Rete dei GAS, parte un tam tam nel web per la raccolta di capitale necessario. Si convoca un’assemblea.

La svolta, con la finanza dal basso
Si legge nel verbale del primo comitato di monitoraggio del 9 aprile 2009 (disponibile qui ) redatto da Mag2 Milano
“L’adesione alla raccolta per Tomasoni è stata ampia e variegata. In sintesi:
- raccolta diretta € 91.000 da parte di 65 GAS;
- raccolta tramite Mag2 € 30.880 da parte di 22 GAS;
- finanziamento triennale di Mag2 € 30.000
Queste somme sono state utilizzate per chiudere le pendenze con il fornitore del latte e
stabilizzare la situazione finanziaria.
Tomasoni, che partecipa ad un gruppo di monitoraggio costituitosi con i GAS e Mag2 per
seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, evidenzia con i dati aggiornati al 31 marzo:
- un notevole incremento delle vendite ai GAS e spaccio (+ 100% nel trimestre)
- una riduzione del magazzino di € 100.000 nei primi tre mesi
- l’indebitamento bancario è sceso di € 30.000 in quota capitale.
- la netta riduzione della giacenza di forme: da 3.000 a 2.500 in soli 3 mesi, con la
produzione nel 1° trimestre di solo 40 forme
Tomasoni conferma l’attuale ottimo andamento aziendale e gli obiettivi principali per il
2009: ridurre l’indebitamento bancario relativo al magazzino e ridurre gli oneri finanziari.
Prossimo  appuntamento: La prossima riunione del gruppo di monitoraggio si terrà prima dell’estate, probabilmente da Tomasoni, durante un fine settimana”

Per il prossimo Hub Lunch, o per una gara di cheeserolling sappiamo a chi rivolgerci..
(per il servizio-video del Sole24ore.com sull’esperienza, clicca qui)






Un (Enorme) Orto Sui Tetti di Brooklyn

2 07 2009

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Di certo non e’ il tipico orto urbano a cui siamo abitutati. Specialmente nelle dimensioni. Quello costruito da Ben Flanner e Annie Novak e’ un emorne orto che si stende sui tetti di una vecchia fabbrica di bagel di Brooklyn. La coppia ha presentato il proprio progetto lo scorso Aprile alla Brooklyn Food Conference e da quel momento si e’ presentato un esercito di volontari per portare un po’ di verde in una zona della citta’ decisamente poco bucolica.

L’ orto e’ stato disegnato dall’ azienda Good Green e prevede anche un alveare per favorire l’ impollinazione e quindi una migliore e piu’ ricca produzione di varieta’ vegetali.

Insomma un progetto da prendere ad esempio sperando che un giorno anche le Google Maps italiane si tingano di verde!

[via Kottke]





Terrafutura 2009

28 05 2009

Si apre domani a Firenze la VI edizione di Terrafutura, quest’anno resa ancora piu’ importante dalla crescente crisi che sta colpendo il mondo economico e finanziario:

“Costruire reti di relazioni, di pensiero e di buone pratiche, per dimostrare che sono possibii modelli di sviluppo non fondati su parametri quantitativi, sul consumo delle risorse naturali non rinnovabili, che creano squilibri sociali e nuove povertà, bensì un imperativo morale ma oggi, di fronte alla crisi globale che il pianeta sta attraversando, è diventata una necessità legata alla sopravvivenza dell’ecosistema.”

Nel 2008 i numeri erano questi: oltre 94.000 visitatori, 550 aree espositive con più di 5000 enti rappresentati; 160 eventi culturali e 850 relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale.

Quest’anno – noi di The Hub ne siamo certi – ce ne saranno molti di piu’! Tra cui noi domani! Se ci siete, battete un colpo: tre quattro zero tre sette cinque sette sei sei otto!





I Mercati Agricoli Della Cuccagna

14 05 2009

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Progetto Cuccagna organizzera’ domenica 17 Maggio dalle h. 9.00 alle 18, il “Mercato Agricolo della Cuccagna“, un mercato a filiera corta per la vendita diretta di prodotti agricoli nel pieno centro di Milano. Il Mercato si terra’ presso la Cascina Cuccagna tra via Muratori e via Friuli.

Inoltre dalle ore 10.30 alle ore 13.00 si svolgerà la prima conferenza sul tema ambiente e alimentazione dal titolo I mercati a filiera corta nel contesto urbano” in cui interverranno Enrica Agosti (Slow Food), Beppe Casolo (ONAF), Gianbattista Rossi (Civiltà Contadina), Damiano di Simine (Presidente Legambiente Lombardia), Paolo Zanichelli (Presidente Zona 4).





Gardens For Health Vince La Dell Social Innovation Competition

12 05 2009

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La Dell Social Innovation Competition e’ un concorso annuale promosso dall’ Universita’ del Texas rivolto agli studenti universitari di tutto il mondo impegnati in progetti sociali. Quest’anno ad aggiudicarsi il premio da $50,000 sono stati Emma Clippinger e Emily Morell con il loro Gardens for Health. La loro idea? Aiutare gli abitanti dei Paesi subsahariani affetti da HIV/AIDS dando loro facile accesso agli alimenti migliori nella lotta alla malattia. Non e’ infatti sufficiente la sola cura tramite farmaci anti-retrovirali che anzi possono essere di scarso impatto su soggetti malnutriti. 

Nel video qui sotto potete vedere una breve presentazione del progetto.

http://www.youtube.com/watch?v=dqkzAmjOSlo&feature=player_embedded

La scorsa edizione del DSIC ha visto invece vincitore  Husk Power Systems, azienda che ha sviluppato una tecnologia proprietaria in grado di ricavare energia a partire dagli involucri dei chicchi di riso. In questo modo l’azienda riesce a fornire corrente a migliaia di contadini indiani in modo finanziariamente sostenibile e scalabile.





Cameriere? C’è della benzina nel mio caffè!

16 03 2009
courtesy: FotoAntologia.it via Giovanni Savastano

courtesy: FotoAntologia.it via Giovanni Savastano

Se mai siete incuriositi dal mondo della tecnologia applicata a soluzioni sempre più innovative alle sfide ambientali che ci circondano, The Economist pubblica ogni 3 mesi Technology Quarterly, una rassegna fondamentale sull’argomento. Al suo interno, 2 settimane fa, c’era un articolo molto interessante sul fatto che i fondi di caffè – che noi tutti buttiamo via (chi nella spazzatura, chi nel lavandino, a seconda della scuola di pensiero) – possano in realtà essere riutilizzati come fonte d’energia combustibile.

Che molti prodotti vegetali possano produrre biocombustibile non è una novità. La biomassa necessaria per produrre il biocombustibile deriva spesso da residui di colture agricole, potature, scarti di mercati ortofrutticoli e lavorazioni di falegnameria, dalla frazione “umida”, insomma, dei rifiuti solidi urbani, residui organici di stalle, allevamenti e industrie alimentari ecc. Ma sempre più spesso, si coltivano piante appositamente, come la canna da zucchero e la soia, per ottenere la preziosa biomassa.

Il problema con queste colture sta nella diminuzione di altre dedicate alla produzione di cibo. Con l’aumento di semine volte a soddisfare il crescente bisogno di biomassa è diminuita la produzione di prodotti agricoli per esportazione, soprattutto nei mercati emergenti. Il risultato è stato un ulteriore aumento dei prezzi per prodotti alimentari basilari quali il frumento e il mais. Per molti poveri, soprattutto urbani, in paesi in via di sviluppo, più biocombustibile spesso si traduce semplicemente in prezzi più elevati per alimenti nei mercati locali. Fino a 3 volte più cari, confessa la stessa Banca Mondiale.

La scoperta che i residui di caffè potrebbero sostituire biocombustibili ordinari è ottima. Da un lato, ci spiega The Economist, la lavorazione è piuttosto semplice quando paragonata alle altre biomasse. I resti di caffè generano fino al 15% del loro peso in biocombustibile: per produrre 1 gallone (3.7 litri) di combustibile ne occorrono pertanto 19-26 kg. Dall’altro, il costo è piuttosto ridotto, ed è pari a $1 per gallone circa (e siamo solo nelle fasi di ricerca iniziale: l’attivazione di economie di scala diminuirà ulteriormente il prezzo). Infine, l’odore generato dalla combustione dei residui è un piacevole aroma di caffè, a differenza dei biocombustibili a olio, che fanno puzzare tutto di fast-food.

Che aspettiamo? Data la quantità di caffè che già ci beviamo in Italia, potremmo essere il primo paese al mondo che può vantarsi di essere veramente dipendente da quell’espresso bevuto di prima mattina…!





Un orto tra l’asfalto

4 03 2009
Courtesy: Jon Popham @ www.takepart.com

Courtesy: Jon Popham @ www.takepart.com

Il fenomeno dell’orto urbano, proposto come ridefinizione moderna dello spazio urbano, come ha fatto il gruppo Work Architecture Company di New York, che ha vinto l’edizione 2008 del premio MoMa per giovani architetti, sta sempre più prendendo piede. Ma non solo: ai giardini ricavati da spazi abbandonati, alla valorizzazione degli scarti, si affiancano le cucine biologiche, gli esperimenti di compostaggio degli scarti alimentari, la creazione di network di persone che collaborano insieme per migliorare alcuni aspetti della propria vita quotidiana. E che trovano in questi momenti un occasione per intrecciare anche relazioni per ricreare un patrimonio di beni comuni e una filosofia della vita basata su aspetti etici che hanno un concreto effetto anche sulle economie locali.

In Italia molti gruppi stanno portando avanti iniziative di questo tipo. Tra questi c’è Crepeurbane, che a Bologna, presso l’Urban Center, ha presentato la mostra fotografica Ins*orti Crepe Fertili. Le immagini riportavano l’atlante delle specie vegetali spontanee maggiormente diffuse sul territorio urbano bolognese; quelle che colonizzano le infinite crepe urbane, e che, nonostante le loro apparenti dimensioni di fragilità, fratturano muri e strade. Gli interventi di Crepe urbane e degli altri guerrilla gardeners recuperano l’eterogenicità, proprio a partire da ciò che più è stato soffocato dal tessuto urbano a sviluppo rapido. Liberare le piante e gli ortaggi diventa dunque simbolo di una protesta contro l’estirpazione di elementi che, come i vegetali, creano reti complesse indispensabili per la nostra sopravvivenza.

[guest blogger: Mariella]