Da Sviluppo 2.0 a Sviluppo al quadrato

21 10 2009
Rovine della Kasbah di Ait Benhaddou, Marocco

Rovine della Kasbah di Ait Benhaddou, Marocco

Dopo aver teorizzato qualche anno fa lo Sviluppo 2.0, Giulio Quaggiotto della Banca Mondiale ci diletta ancora una volta con un post su PSDBlog della Banca Mondiale, questa volta su come “l’ombra informatica” del mondo nella rete abbia il potere di stravolgere come abbiamo fatto cooperazione allo sviluppo finora.

La teoria di una Rete², recentemente proposta da Tim O’Reilly, presuppone che ormai la rete sia il mondo, nel momento in cui una relazione sempre più stretta tra strumenti di raccolta dati nel mondo fisico stiano diventando la spina dorsale ed il motore dell’intero sistema informativo in rete. Una maggiore capacità di computare l’enorme volume di dati fisici e reali captati dalla rete (l’ombra informatica, appunto) potrebbe contribuire a risolvere alcuni dei più gravi problemi dell’umanità. E chi fa cooperazione allo sviluppo – da ONG a multinazionali – dovrà sempre più tenere in conto questa realtà.

Leggete l’intero articolo qui.





Emily Cummins e il Design che salverà il mondo

14 10 2009

Si chiama Emily Cummins. Ha 22 anni ed è appena stata nominata Donna dell’Anno in Inghilterra. Ma non è il primo riconoscimento che riceve, da Donna del Futuro a Giovane Designer e Innovatrice dell’Anno. In tutto, oltre una dozzina di importanti riconoscimenti al suo talento a alla sua passione.

Emily è un designer, come ce ne sono tanti a Milano. Ma la sua passione non è l’ultimo grido nel mondo del mobilio per ufficio. Emily si accende quando deve risolvere problemi che affliggono milioni di persone nel mondo, come ad esempio conservare medicinali in un clima tropicale e senza accesso a energia elettrica. E’ così che Emily inventa il primo frigorifero completamente sostenibile, portatile e a energia solare, un prototipo che è stato già testato in Namibia e che presto verrà immesso sul mercato internazionale.

Questo riconoscimento è anche possibile grazie all’attenzione crescente in Inghilterra e negli Stati Uniti a come il design e la tecnologia a basso costo e sostenibile possano offrire delle soluzioni reali ai problemi del mondo. Agenzie governative come NESTA sono nate principalmente con questo scopo: favorire un’innovazione che sia sociale e sostenibile. E multinazionali come Shell e Audi stanno promuovendo sempre di più concorsi volti a premiare chi sta avendo un impatto positivo nella vita delle persone e del pianeta.

In una città come Milano, piena di creativi di altissimo talento e di architetti e designer da tutta Italia e da tutto mondo, le storie come quella di Emily dovrebbero essere decine, ma fanno fatica ad emergere, parzialmente perché non ricevono il giusto riconoscimento come Emily ha ricevuto in Inghilterra. Ma adesso che arriva The Hub anche in Italia, non vi preoccupate: sarà una delle prime cose che cercheremo di cambiare!





Wokai: un Kiva per la Cina

30 09 2009

A 60 anni e un giorno dal momento in cui Mao Zedong proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il paese non potrebbe essere più diverso da come il suo fondatore lo ha immaginato. Ed un esempio del profondo cambiamento è Wokai, che significa “io comincio” in cinese.

Il modello è quello di Kiva (anche se il sito è stato impropriamente chiamato un Facebook per contadini cinesi). I donatori scelgono dei micro-progetti tra una serie di potenziali candidati nelle campagne cinesi, a cui offrono un piccolo prestito. Una volta restituito, i soldi possono essere prestati ad un nuovo beneficiario, e via così teoricamente all’infinito.

Wokai rappresenta bene la nuova Cina che sta emergendo da 60 di comunismo: più pronta ad aprirsi all’estero e con un gran desiderio di imprenditorialità diffusa. Le nuove tecnologie in rete le permettono proprio di fare questo salto. Wokai ne è la prova, ed ha gia aiutato quasi 200 persone nelle zone piu rurali del paese, distribuendo micro-prestiti per un valore di quasi $100.000.

Peccato che il sito si rivolga solo ad un pubblico anglosassone e sia pertanto solo in inglese. Se fosse anche in cinese, potrebbe contribuire a diffondere una nuova cultura di filantropia in rete e responsabilità sociale nelle nuove classi abbienti di Beijing e Shanghai.





Meraviglie cellulari

29 09 2009

African mobile providers - courtesy The Economist

E’ il 2025. Siete a cena in famiglia quando la vostra primogenita quindicenne comincia a farvi alcune domande sui primi anni del ventunesimo secolo, per una ricerca che deve scrivere a scuola. Il titolo è: “Qual è l’evento più importante dei primi 10 anni del secolo?”.

Ci pensate su un po’, scorrendo le opzioni nella vostra testa. L’11 settembre… La guerra in Iraq… La crisi finanziaria… L’emergere di una nuova coscienza ecologica… Poi sorridete scuotendo la testa. La risposta è ovvia: la diffusione dei telefoni cellulari nei paesi in via di sviluppo.

E’ quasi impossibile valutare adesso l’impatto che questo evento sta avendo su miliardi di vite. Ci sono alcuni studi, frammentati, e una sensazione diffusa: mai tante vite sono state cambiate così radicalmente da un oggetto tanto piccolo. Ce ne parla in un reportage di questa settimana l’Economist, e gli fa eco la Banca Mondiale. E i torinesi di Putting People First (sempre all’avanguardia in queste cose) ci dedicheranno molte riflessioni nei prossimi giorni. Ma i numeri, per quanto difficili da visualizzare, parlano da soli: 4 miliardi di nuovi utenti nei paesi in via di sviluppo dal 2000 ad oggi, con rate in costante accelerazione. 15 milioni di nuovi utenti nella sola India ogni mese.

E mentre noi ci culliamo nel lusso di nuove suonerie, per i poveri del mondo questi nuovi cellulari significano preziosi consigli via SMS su come coltivare in maniera più produttiva, come curarsi da malattie infettive, come trasferire denaro ad un parente senza rischiare viaggi pericolosi o strozzini prestasoldi. Significano un aumento del PIL per persona dello 0,8% ogni 10 punti di aumento in percentuale d’utenza. Significano una rivoluzione socio-economica senza pari nella storia dell’umanità, maggiore dell’invenzione della stampa e della rivoluzione industriale.

Vostra figlia vi ringrazia felice. La ricerca le varrà un bel 10 in pagella.





I profilattici: la tecnologia più verde?

23 09 2009

Andrew Revkin riporta nella sezione Dot Earth del New York Times uno studio condotto dalla London School of Economics e finanziato dall’Optimum Population Trust sull’impatto diretto sulla riduzione delle emissioni di carbonio che avrebbe una più diffusa politica di controllo delle nascite, soprattutto in paesi in via di sviluppo:

Dati delle Nazioni Unite indicano che una politica più efficace di prevenzione delle nascite ne ridurrebbe il numero del 72%, riducendo pertanto la popolazione mondiale nel 2050 di mezzo miliardo e portando il numero totale di abitanti della terra a 8,64 miliardi. In base a queste stime, tra il 2010 e il 2050 si vivrebbero 12 miliardi di “anni per persona” in meno – 326 miliardi invece di 338. I 34 megatoni di anidride carbonica risparmiata costerebbero $220 miliardi, circa $7 per tonnellata. Risparmiare la stessa quantità attraverso energie rinnovabili costerebbe $1 trilione.

Potete scaricarvi lo studio qui o vedervi un bel video sopra su come si fanno i profilattici!





I G8 come Nerone, mentre il mondo brucia

8 07 2009

OXFAM_620Foto: Afp

Mentre il mondo brucia alle loro spalle, i “grandi” sono indifferenti: è l’niziativa dimostrativa di Oxfam e Ucodep al Circo Massimo di Roma, per denunciare i fallimentari risultati ed i mancati impegni assunti a favore dei Paesi in via di sviluppo. Le azioni dimostrative “creative” si stanno moltiplicando in numero e forma. Sarebbe interessante segnalarci cosa avviene in giro per il mondo in tal senso, e raccogliere dalla blogosfera le immagini più incisive, di maggiore impatto e significato; che siano di ispirazione per gli innovatori sociali che traducono questi messaggi e princìpi in risposte e pratiche quotidiane..





Zambikes: un’impresa sociale in bicicletta

1 07 2009

La BBC racconta oggi sul suo sito la storia di Zambikes, un’impresa sociale affiliata ad Acirfa (pronuncia Akerfa) che produce biciclette in bambù in Zambia. Nata dall’idea di due giovani Californiani che giocavano a calcio con due ragazzi dello Zambia, l’impresa sta costruendo il suo business plan su un’alternativa ecologica ed economica al metallo, che per ovvie ragioni e’ difficilmente reperibile e lavorabile in Zambia.

L’idea innovativa e geniale e’ stata quella di prendere un materiale molto comune in Zambia, il bambù, e trasformarlo in un’opportunità commerciale, realizzando un modello di bicicletta bello e resistente come quelli in metallo costruiti nelle ricche città d’occidente. Il risultato: una bicicletta leggera e a buon mercato che non sta solo offrendo un metodo di trasporto leggero ed economico alle comunità locali, ma anche un prodotto appetibile al mercato americano.

Agli americani piace il fatto che le biciclette abbiano un design sofisticato, ma siano al tempo stesso completamente naturali e aiutino direttamente comunità in un paese povero. Ai produttori in Zambia piace l’idea di imparare a lavorare il bambù in maniera cosi’ avanzata, di poter costruire un mezzo di trasporto utile alle loro comunità (ad esempio attraverso la costruzione di Zambulances, ambulanze pilotate da biciclette) e di poter poi applicare queste tecniche di costruzione in altri campi, ad esempio per realizzare case sugli alberi.

Zambikes e’ cosi’ innovativa, ecologica, imprenditoriale e geniale, che potrebbe facilmente rappresentare l’impresa sociale africana par excellence!





Condition: Critical – Express 2/3

5 06 2009

Una testimonianza. Un racconto. Un’accusa all’indifferenza globale. Con il sito Condition: Critical, Médecins Sans Frontières (MSF) ha raccolto negli ultimi anni le storie di centinaia di Congolesi intrappolati nel conflitto che sta devastando da anni l’est del paese.

In questo bellissimo documentario intitolato Express, il secondo di un trittico dedicato ai giovani che stanno lottando contro il conflitto, parlano gli artisti di Goma – pittori, musicisti, danzatori – che raccontano con la loro arte il lamento del cuore dell’Africa.

more about “Condition: Critical – Express 2/3“, posted with vodpod





Terrafutura 2009

28 05 2009

Si apre domani a Firenze la VI edizione di Terrafutura, quest’anno resa ancora piu’ importante dalla crescente crisi che sta colpendo il mondo economico e finanziario:

“Costruire reti di relazioni, di pensiero e di buone pratiche, per dimostrare che sono possibii modelli di sviluppo non fondati su parametri quantitativi, sul consumo delle risorse naturali non rinnovabili, che creano squilibri sociali e nuove povertà, bensì un imperativo morale ma oggi, di fronte alla crisi globale che il pianeta sta attraversando, è diventata una necessità legata alla sopravvivenza dell’ecosistema.”

Nel 2008 i numeri erano questi: oltre 94.000 visitatori, 550 aree espositive con più di 5000 enti rappresentati; 160 eventi culturali e 850 relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale.

Quest’anno – noi di The Hub ne siamo certi – ce ne saranno molti di piu’! Tra cui noi domani! Se ci siete, battete un colpo: tre quattro zero tre sette cinque sette sei sei otto!





Jacqueline Novogratz parla di come investire nel futuro dell’Africa

11 01 2009

Godetevi questa bella presentazione a TED due anni fa di Jacqueline Novogratz, fondatrice e direttrice di Acumen Fund, un’organizzazione non-profit che usa modelli di business per migliorare le vite dei piu’ poveri. E’ ormai una delle voci piu’ influenti della cosiddetta nuova filantropia, che enfatizza soluzioni dal basso e sostenibili ai tradizionali modelli assistenzialisti della cooperazione.