Le start-up (sociali) più intriganti del momento

17 11 2009

Chi l’avrebbe mai detto? Nel bel mezzo di questa crisi economica, sono proprio le imprese sociali che fanno leva su prodotti o servizi innovativi quelle che stanno rimettendo in piedi il mondo. Non ci credete? Leggete un po’ quello che ci racconta BusinessWeek, una delle riviste di settore più importanti negli USA, a proposito delle start-up più intriganti al momento. Indovinate un po’? La maggior parte di loro sono proprio imprese sociali come quelle che vengono ad abitare da noi a The Hub.

C’è China Water & Energy, ad esempio, che costruisce impianti eco-eolici per le industrie cinesi sempre più affamate di energia. C’è Driptech, una start-up di Palo Alto in California che produce sistemi d’irrigazione a basso costo (fino a $5) per contadini nei paesi emergenti, aiutandoli a superare la crisi delle risorse idriche. E c’è CitySourced, un’applicazione per l’iPhone che permette a semplici cittadini di segnalare quello che non va in città (una strada dissestata, un semaforo rotto) direttamente agli amministratori comunali, in puro stile Government 2.0. Tutte queste non sono solo imprese promettenti nel panorama globale: sono soprattutto imprese sociali, impegnate a migliorare la vita delle persone e del pianeta.

Chi l’avrebbe mai detto? Noi ve lo stiamo dicendo da un pezzo!





The Hub + StartUp Night: 24 Novembre, h. 19.30

12 11 2009

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Tenete libere le agende per la serata del 24 Novembre. Chiamata a raccolta per imprenditori del web, geeks, web designer, investitori, amanti della Rete e della tecnologia e per tutti coloro che aprono TechCrunch prima di aver fatto colazione. The Hub Milano e’ felice di ospitare la prossima StartUp Night organizzata da Mikamai

La precedente serata si era tenuta lo scorso settembre presso i loro uffici ed era stato un bell’ evento con oltre 100 persone. Il prossimo 24 Novembre invece apriremo le porte del nostro nuovissimo Hub, anche se troverete lo spazio un po’ sottosopra a causa dei lavori in corso. D’ altra parte siamo anche noi una startup e a fine novembre saremo in pieno pre-lancio!

Segnatelo sul vostro iPhone, le iscrizioni sono gia’ aperte.





Servizi Finanziari Mobile Per I Mercati Emergenti

10 11 2009

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Jan Chipchase di Nokia ha pubblicato le slide dello studio “Designing Services for Financial Inclusion”. Le slide sono molto suggestive ma per comprendere al meglio il progetto rimandiamo al paper.

[via Putting People First]







Localdirt.com: Acquistare Prodotti Alimentari Locali

23 10 2009

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Local First, un’ organizzazione con sede in Michigan che vuole sostenere le economie locali, ha pubblicato un semplice ma esaustivo grafico che mostra le differenze nei flussi di denaro quando acquistiamo prodotti locali e quando invece acquistiamo da esercizi al di fuori della nostra comunita’. Il grafico e’ accompagnato da 10 ragioni che illustrano perche’ comprare localmente.

Ed e’ proprio alla necessita’ di acquistare localmente, che risponde Localdirt.com, una marketplace online con la missione di creare un database di prodotti alimentari locali che possa servire a produttori, commercianti e consumatori.

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Tramite la sua piattaforma, Localdirt vuole cercare di rendere il mercato piu’ efficiente. Secondo l’ azienda americana infatti, almeno negli Stati Uniti, la richiesta di prodotti locali da parte del mercato sta superando la richiesta di cibi organici ma rimane tuttavia difficile poter soddisfare le necessita’ di tutti gli attori della filiera alimentare. Questo crea delle inefficienze tali per cui circa il 40% della produzione e’ destinato a non incontrare i consumatori finali e quindi a diventare scarto.

Sotto potete assistere alla presentazione di Localdirt durante l’ ultima edizione di DEMO poche settimane fa.





Da Sviluppo 2.0 a Sviluppo al quadrato

21 10 2009
Rovine della Kasbah di Ait Benhaddou, Marocco

Rovine della Kasbah di Ait Benhaddou, Marocco

Dopo aver teorizzato qualche anno fa lo Sviluppo 2.0, Giulio Quaggiotto della Banca Mondiale ci diletta ancora una volta con un post su PSDBlog della Banca Mondiale, questa volta su come “l’ombra informatica” del mondo nella rete abbia il potere di stravolgere come abbiamo fatto cooperazione allo sviluppo finora.

La teoria di una Rete², recentemente proposta da Tim O’Reilly, presuppone che ormai la rete sia il mondo, nel momento in cui una relazione sempre più stretta tra strumenti di raccolta dati nel mondo fisico stiano diventando la spina dorsale ed il motore dell’intero sistema informativo in rete. Una maggiore capacità di computare l’enorme volume di dati fisici e reali captati dalla rete (l’ombra informatica, appunto) potrebbe contribuire a risolvere alcuni dei più gravi problemi dell’umanità. E chi fa cooperazione allo sviluppo – da ONG a multinazionali – dovrà sempre più tenere in conto questa realtà.

Leggete l’intero articolo qui.





Un Social Network Della Terza Età

20 10 2009

Durante il weekend ho partecipato con piacere allo UX Camp, tenutosi all’ interno del  Festival della Creativita’ di Firenze.

Una delle presentazioni piu’ interessanti  e’ stata a mio avviso quella fatta da Cristiano Rastelli e da Daniela Panfili che hanno provato ad immaginare come sarebbe un social network della terza eta’.

Sarebbe pensabile, si sono chiesti,  un servizio sociale dedicato specificatamente alle persone anziane? Quale sarebbe l’ interfaccia? Come poter adattare le abitudini degli anziani ad un contesto completamente diverso come il Web?

Partendo dagli stessi presupposti, Cristiano e Daniela hanno poi lavorato separatamente, concentrandosi su due diversi possibili utilizzatori e giungendo quindi a soluzioni differenti. Sopra potete vedere gli interessanti risultati del loro progetto.

Un’osservazione personale: se guardiamo i dati della penetrazione di Internet in Europa vediamo che l’ Italia e’ messa piuttosto maluccio. Solo il  50% della popolazione e’ online (confrontate con: Germania 67,1% , Francia 67,7% , Spagna 70%, Inghilterra 79,8%). Un paese con una piu’ alta prenetazione della Rete e’ un paese che sta meglio, perche’, in prima istanza, vuol dire cittadini con maggiori canali di informazione e  maggiore informazione vuol dire maggiore liberta’ di scelta. In Italia ci sono circa 12,5 milioni di persone nella fascia 60-80 anni. Perche’ non cercare di portare online anche solo 1 milione di queste persone?





Digital Revolution: Un Documentario Open Source Sulla Storia Del Web

6 10 2009

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Digital Revolution e’ un documentario aperto e collaborativo che parlera’ del Web e dell’ impatto che ha avuto e avra’ sulle nostre vite. Il documentario e’ un progetto della BBC, che verra’ mandato in onda sulla rete televisiva inglese in quattro puntate della durata di un’ ora ciascuna.

Con questa iniziativa la BBC vuole raccontare la storia della Rete nell’ intento di raggiungere un pubblico molto ampio raggiungendo quindi un audience non particolarmente consapevole della portata dell’ attuale rivoluzione digitale.

Il titolo  “Digital Revolution” e’ provvisorio, esattamente come lo e’ il progetto, e il sito del progetto che cerca ovviamente di coivolgere il Web per parlare del Web stesso. A questo proposito si puo’ contribuire e interagire con il progetto su Twitter, Delicious, YouTube, Flickr.

Aspettando nuovi contenuti godetevi questa intervista a Charles Leadbeater





Wokai: un Kiva per la Cina

30 09 2009

A 60 anni e un giorno dal momento in cui Mao Zedong proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il paese non potrebbe essere più diverso da come il suo fondatore lo ha immaginato. Ed un esempio del profondo cambiamento è Wokai, che significa “io comincio” in cinese.

Il modello è quello di Kiva (anche se il sito è stato impropriamente chiamato un Facebook per contadini cinesi). I donatori scelgono dei micro-progetti tra una serie di potenziali candidati nelle campagne cinesi, a cui offrono un piccolo prestito. Una volta restituito, i soldi possono essere prestati ad un nuovo beneficiario, e via così teoricamente all’infinito.

Wokai rappresenta bene la nuova Cina che sta emergendo da 60 di comunismo: più pronta ad aprirsi all’estero e con un gran desiderio di imprenditorialità diffusa. Le nuove tecnologie in rete le permettono proprio di fare questo salto. Wokai ne è la prova, ed ha gia aiutato quasi 200 persone nelle zone piu rurali del paese, distribuendo micro-prestiti per un valore di quasi $100.000.

Peccato che il sito si rivolga solo ad un pubblico anglosassone e sia pertanto solo in inglese. Se fosse anche in cinese, potrebbe contribuire a diffondere una nuova cultura di filantropia in rete e responsabilità sociale nelle nuove classi abbienti di Beijing e Shanghai.





Meraviglie cellulari

29 09 2009

African mobile providers - courtesy The Economist

E’ il 2025. Siete a cena in famiglia quando la vostra primogenita quindicenne comincia a farvi alcune domande sui primi anni del ventunesimo secolo, per una ricerca che deve scrivere a scuola. Il titolo è: “Qual è l’evento più importante dei primi 10 anni del secolo?”.

Ci pensate su un po’, scorrendo le opzioni nella vostra testa. L’11 settembre… La guerra in Iraq… La crisi finanziaria… L’emergere di una nuova coscienza ecologica… Poi sorridete scuotendo la testa. La risposta è ovvia: la diffusione dei telefoni cellulari nei paesi in via di sviluppo.

E’ quasi impossibile valutare adesso l’impatto che questo evento sta avendo su miliardi di vite. Ci sono alcuni studi, frammentati, e una sensazione diffusa: mai tante vite sono state cambiate così radicalmente da un oggetto tanto piccolo. Ce ne parla in un reportage di questa settimana l’Economist, e gli fa eco la Banca Mondiale. E i torinesi di Putting People First (sempre all’avanguardia in queste cose) ci dedicheranno molte riflessioni nei prossimi giorni. Ma i numeri, per quanto difficili da visualizzare, parlano da soli: 4 miliardi di nuovi utenti nei paesi in via di sviluppo dal 2000 ad oggi, con rate in costante accelerazione. 15 milioni di nuovi utenti nella sola India ogni mese.

E mentre noi ci culliamo nel lusso di nuove suonerie, per i poveri del mondo questi nuovi cellulari significano preziosi consigli via SMS su come coltivare in maniera più produttiva, come curarsi da malattie infettive, come trasferire denaro ad un parente senza rischiare viaggi pericolosi o strozzini prestasoldi. Significano un aumento del PIL per persona dello 0,8% ogni 10 punti di aumento in percentuale d’utenza. Significano una rivoluzione socio-economica senza pari nella storia dell’umanità, maggiore dell’invenzione della stampa e della rivoluzione industriale.

Vostra figlia vi ringrazia felice. La ricerca le varrà un bel 10 in pagella.





Apple e L’ Ambiente: Un Esempio Da Seguire

29 09 2009

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Al giorno d’ oggi sono innumerevoli le aziende che dichiarano il proprio interesse per le tematiche ambientali. Poche tuttavia lo fanno con la stessa trasparenza di Apple, che recentemente ha aggiornato il proprio sito, fornendo dei chiari dati relativi al proprio impatto ambientale. Nella sezione “Apple and the Environment” infatti si trovano non solo informazioni riguardanti i processi produttivi dell’azienda ma e’ possibile scaricare anche dettagliati report per ognuno dei loro prodotti.

In totale, l’ azienda californiana e’ responsabile per l’emissione di 10.2 millioni di tonnellate metriche di gas serra, cifra che include le emissioni causate dai consumatori finali quando utilizzano i loro amati Mac, iPhone, iPod, ecc.

Il sito e’ anche un’ ottima guida per capire come Apple presti la massima attenzione ad ogni dettaglio lungo tutta la filiera del prodotto. Di seguito il breakdown del totale delle emissioni:

Costruzione: 38%

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Trasporto: 5%

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Utilizzo dei prodotti: 53%

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Riciclo: 1%

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Impianti: 3%

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Ovviamente abbiamo fatto due calcoli anche su di noi. Al momento l’ intera infrastruttura tecnologica di The Hub conta un MacBookPro da 15″ e due MacBook da 13″ ma non trattandosi degli ultimi modelli non sono disponibili dei dati precisi. A grande linee quindi quando ricicleremo i nostri computer avremo prodotto un po’ di piu’ del totale dei gas serra rappresentati dai due seguenti grafici.

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