Innovazione: collaborazione o imperialismo socio-economico?

20 05 2008

Una delle sessioni piu’ interessanti della conferenza Innovation Edge e’ intitolata Collaborative Innovation: Winner takes all?

La domanda che si pone la sessione e’: “Is innovation the saviour of the world or another way for the West to cement its leadership over the struggling developing world?“. In altre parole, questa ricerca per soluzioni socio-economiche che siano innovative ed imprenditoriali nascondono una nuova strategia per cementare la supremazia occidentale nei processi di sviluppo globale?

Vari interventi precedenti a questa sessione, in particolare quella di Sir Tim Berners-Lee, suggeriscono che innovazione e collaborazione procedono mano in mano. Non si puo’ pensare ad innovazione senza un senso di aggregazione di molti diversi processi ed esperienze, spesso da settori completamente diversi. Questa posizione rieccheggia un articolo recentemente pubblicato sul New Yorker di Malcolm Gladwell – celebre autore di Tipping Point – che sostiene che invenzioni rivoluzionarie sono spesso piu’ il prodotto di un’epoca, che di un singolo individuo geniale.

Bob Geldof, di Live Aid memoria, apre la sessione rivisitando alcuni temi che gli sono cari: la necessita’ di promuovere una gloalizzazione inclusiva, che risani la profonda diseguaglianza che domina la fase corrente di supremazia neo-liberista, soprattutto in relazione all’Africa. Parla pertanto di innovazione sociale ed imprenditoria sociale come un imperativo morale coadiuvato dalla rivoluzione tecnologica ed informatica.

Geldof fa alcuni esempi di nuove tecnologie mobili applicate a reali bisogni in Tanzania ed in Congo (vedi The Washington Post per alcuni esempi interessanti su questo tema in India). Per Geldof, innovazione deve essere inevitabilmente relazionata ai profondi processi di trasformazione socio-economica che chiamiamo globalizzazione per affrontare quei problemi di natura socio-economica che impediscono a milioni di persone di vivere una vita dignitosa e sicura.

Tutti i membri del panel – incluso Sam Pitroda – sembrano essere d’accordo sul fatto che innovazione in quest’era di globalizzazione deve essere collaborativa e aperta. Pitroda in particolare parla dei 4 grandi settori dove vedremo enormi passi in avanti grazie a processi d’innovazione: ambiente, trasporti, educazione e salute, tutti settori in cui tutti i paesi hanno pu’ ragioni per collaborare che per competere. Helen Alexander sostiene in particolare che le grosse corporazioni globali abbiano maggiore interesse a rompere le barriere competitive tra paesi a loro vantaggio, perche’ mercati aperti e collaborativi sono piu’ facili da dominare di mercati chiusi e competitivi.

Tuttavia, nessuno degli speaker sembra aver risposto alla domanda originale della sessione: come riconciliare innovazione e sviluppo internazionale. Promuovere innovazione e competizione presuppone un ambiente ricco in risorse intellettuali, e nella corrente fase di irrigidimento sulle regolamentazioni internazionali (TRIPS) sulle proprieta’ intellettuali, e’ difficile vedere come innovazione e sviluppo internazionale possano realmente andare mano in mano. Questa posizione celebrativa sulla supposta collaborazione che dominera’ il futuro dell’innovazione non sembra tenere conto dei piu’ sottili aspetti che si oppongono a questo, e che sono legati al commercio internazionale, alle proprieta’ intellettuali, ai regolamenti internazionali (o alla loro assenza) in materia di flussi di capitali e d’impatto ambientale.

E’ chiaro che dobbiamo fare ancora molta strada, soprattutto a livello di politiche globali, per promuovere un’innovazione che sia veramente inclusiva.


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