Il welfare che verrà… forse

10 06 2008

VITA, la rivista dedicata al terzo settore, pubblica questa settimana un inserto intitolato “Il welfare che verrà”. Il libretto traduce innanzitutto i risultati di una ricerca del think tank britannico Demos sui recenti esperimenti che nel Regno Unito sono stati condotti dal governo per migliorare il sistema del Welfare State. Inoltre, offre alcune considerazioni sull’aplicabilità di queste innovazioni al contesto italiano, con articoli di Johnny Dotti e Stefano Zamagni.

L’esperimento in questione è quello del Personal Budget Holder, che presuppone il trasferimento del budget statale destinato a ciascun beneficiario direttamente al suo conto corrente bancario. In questa maniera,

le persone possono decidere in che maniera spendere le risorse, accedendo a soluzioni personalizzate che garantiscano loro una migliore qualità di vita”.

In totale, l’esperimento ha coinvolto nel 2006 circa 43mila persone, un numero ancora piccolo se si considera tutta la popolazione britannica, ma in crescita rispetto all’anno precedente. Questo sistema non ha solo permesso, secondo questo studio, di rompere la tradizionale burocratizzazione del welfare controllato dal centro, ma anche di influenzare la maniera in cui le persone si relazionano ai servizi sociali, con maggiore responsabilità, fiducia e ottimismo. Alla fine, gli utenti sono più soddisfatti, e le soluzioni più a misura. E lo stato ci risparmia pure, tra il 10 ed il 15% secondo gli autori dello studio.

Al centro del dibattito c’è l’innovazione sociale. Riccardo Bonacina sottolinea che l’innovazione è un elemento cruciale per far evolvere i sistemi di welfare verso sistemi più sussidiari – e quindi più efficienti e più rispettosi della libertà dei cittadini. Ed innovative sono le metodologie adottate dal governo britannico per risolvere la spinosa questione della riforma del Welfare State. D’altro canto, Johnny Dotti sottolinea il fatto che

l’innovazione del Welfare deve passare anche e soprattutto da un investimento sul capitale sociale, cioè sulle relazioni”.

Un dibattito ancora molto aperto, ma certamente importante oggi in Italia.


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