Micro-finanza = micro-impatto?

13 06 2008

Jean-Michel Severino, direttore dell’Agence Française de Développement (AFD) nonché ex vice-direttore della Banca Mondiale, ha tenuto una conferenza il 9 giugno a Chatham House (Londra) intitolata “Official Development Assistance: a New Paradigm for a New Century”. Il suo argomento centrale è intrigante: gli aiuti internazionali in sostegno allo sviluppo dei paesi più poveri non sono altro che un sistema di previdenza e assistenza sociale su scala globale, in risposta agli effetti della globalizzazione.

Mentre alcuni paesi in via di sviluppo, spiega Severino, riusciranno – sulla base di una liberalizzazione dei mercati e del commercio – ad uscire dalla loro condizione d’indigenza, altri (soprattutto africani, post-bellici e senza sbocco al mare) avranno bisogno di molti decenni di welfare state globale per uscire dal tunnel.

Queste considerazioni rieccheggiano altre fatte da Severino sul sito di Ideas 4 Development, a proposito dell’impatto che può avere il microcredito sulle società in via di sviluppo:

“Dobbiamo valutare il microcredito per quello che è: un importante strumento nella lotta alla povertà, ma spesso con un impatto più sociale che economico, e certamente non una panacea assoluta. […] Non può da solo offrire opportunità d’investimento laddove non ce ne siano, né superare tutti gli ostacoli di natura geofisica, politica, culturale che impediscono ai paesi in via di sviluppo di emergere. Come dice il Professor Yunus, il microcredito può contribuire a cambiare le strutture del capitalismo. Ma non può rimpiazzare l’importanza d’investimento in educazione e sanità. Dovrebbe pertanto essere visto come una componente di una più vasta politica di assistenza sociale su scala globale.”

Il parallelo con il caso Italia è d’obbligo per noi che leggiamo queste frasi. Vale la pena chiedersi se possiamo tracciare dei paralleli con l’esperienza della Cassa del Mezzogiorno nel Sud del Paese, e valutarne gli aspetti positivi (ridistribuzione sociale, sostegno alle fasce più deboli, etc.) e quelli negativi (creazione di un clima di dipendenza, soffocamento dell’imprenditorialità, burocratizzazione, corruzione). Il rapporto Nord-Sud del mondo non è forse poi tanto differente.


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