Un orto tra l’asfalto

4 03 2009
Courtesy: Jon Popham @ www.takepart.com

Courtesy: Jon Popham @ http://www.takepart.com

Il fenomeno dell’orto urbano, proposto come ridefinizione moderna dello spazio urbano, come ha fatto il gruppo Work Architecture Company di New York, che ha vinto l’edizione 2008 del premio MoMa per giovani architetti, sta sempre più prendendo piede. Ma non solo: ai giardini ricavati da spazi abbandonati, alla valorizzazione degli scarti, si affiancano le cucine biologiche, gli esperimenti di compostaggio degli scarti alimentari, la creazione di network di persone che collaborano insieme per migliorare alcuni aspetti della propria vita quotidiana. E che trovano in questi momenti un occasione per intrecciare anche relazioni per ricreare un patrimonio di beni comuni e una filosofia della vita basata su aspetti etici che hanno un concreto effetto anche sulle economie locali.

In Italia molti gruppi stanno portando avanti iniziative di questo tipo. Tra questi c’è Crepeurbane, che a Bologna, presso l’Urban Center, ha presentato la mostra fotografica Ins*orti Crepe Fertili. Le immagini riportavano l’atlante delle specie vegetali spontanee maggiormente diffuse sul territorio urbano bolognese; quelle che colonizzano le infinite crepe urbane, e che, nonostante le loro apparenti dimensioni di fragilità, fratturano muri e strade. Gli interventi di Crepe urbane e degli altri guerrilla gardeners recuperano l’eterogenicità, proprio a partire da ciò che più è stato soffocato dal tessuto urbano a sviluppo rapido. Liberare le piante e gli ortaggi diventa dunque simbolo di una protesta contro l’estirpazione di elementi che, come i vegetali, creano reti complesse indispensabili per la nostra sopravvivenza.

[guest blogger: Mariella]


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