Servizi Finanziari Mobile Per I Mercati Emergenti

10 11 2009

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Jan Chipchase di Nokia ha pubblicato le slide dello studio “Designing Services for Financial Inclusion”. Le slide sono molto suggestive ma per comprendere al meglio il progetto rimandiamo al paper.

[via Putting People First]



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Emily Cummins e il Design che salverà il mondo

14 10 2009

Si chiama Emily Cummins. Ha 22 anni ed è appena stata nominata Donna dell’Anno in Inghilterra. Ma non è il primo riconoscimento che riceve, da Donna del Futuro a Giovane Designer e Innovatrice dell’Anno. In tutto, oltre una dozzina di importanti riconoscimenti al suo talento a alla sua passione.

Emily è un designer, come ce ne sono tanti a Milano. Ma la sua passione non è l’ultimo grido nel mondo del mobilio per ufficio. Emily si accende quando deve risolvere problemi che affliggono milioni di persone nel mondo, come ad esempio conservare medicinali in un clima tropicale e senza accesso a energia elettrica. E’ così che Emily inventa il primo frigorifero completamente sostenibile, portatile e a energia solare, un prototipo che è stato già testato in Namibia e che presto verrà immesso sul mercato internazionale.

Questo riconoscimento è anche possibile grazie all’attenzione crescente in Inghilterra e negli Stati Uniti a come il design e la tecnologia a basso costo e sostenibile possano offrire delle soluzioni reali ai problemi del mondo. Agenzie governative come NESTA sono nate principalmente con questo scopo: favorire un’innovazione che sia sociale e sostenibile. E multinazionali come Shell e Audi stanno promuovendo sempre di più concorsi volti a premiare chi sta avendo un impatto positivo nella vita delle persone e del pianeta.

In una città come Milano, piena di creativi di altissimo talento e di architetti e designer da tutta Italia e da tutto mondo, le storie come quella di Emily dovrebbero essere decine, ma fanno fatica ad emergere, parzialmente perché non ricevono il giusto riconoscimento come Emily ha ricevuto in Inghilterra. Ma adesso che arriva The Hub anche in Italia, non vi preoccupate: sarà una delle prime cose che cercheremo di cambiare!





Apple e L’ Ambiente: Un Esempio Da Seguire

29 09 2009

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Al giorno d’ oggi sono innumerevoli le aziende che dichiarano il proprio interesse per le tematiche ambientali. Poche tuttavia lo fanno con la stessa trasparenza di Apple, che recentemente ha aggiornato il proprio sito, fornendo dei chiari dati relativi al proprio impatto ambientale. Nella sezione “Apple and the Environment” infatti si trovano non solo informazioni riguardanti i processi produttivi dell’azienda ma e’ possibile scaricare anche dettagliati report per ognuno dei loro prodotti.

In totale, l’ azienda californiana e’ responsabile per l’emissione di 10.2 millioni di tonnellate metriche di gas serra, cifra che include le emissioni causate dai consumatori finali quando utilizzano i loro amati Mac, iPhone, iPod, ecc.

Il sito e’ anche un’ ottima guida per capire come Apple presti la massima attenzione ad ogni dettaglio lungo tutta la filiera del prodotto. Di seguito il breakdown del totale delle emissioni:

Costruzione: 38%

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Trasporto: 5%

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Utilizzo dei prodotti: 53%

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Riciclo: 1%

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Impianti: 3%

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Ovviamente abbiamo fatto due calcoli anche su di noi. Al momento l’ intera infrastruttura tecnologica di The Hub conta un MacBookPro da 15″ e due MacBook da 13″ ma non trattandosi degli ultimi modelli non sono disponibili dei dati precisi. A grande linee quindi quando ricicleremo i nostri computer avremo prodotto un po’ di piu’ del totale dei gas serra rappresentati dai due seguenti grafici.

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La Guida IDEO Per Le Imprese Sociali

21 09 2009

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IDEO, una delle piu’ prestigiose ed innovative aziende di design del mondo, ha realizzato, insieme alla Gates Foundation, lo Human Centered Design Toolkit.

La guida vuole essere un aiuto a tutte le imprese sociali e le no-profit e che vogliono applicare le metodologie del design centrato sull’utente nelle loro attivita’.

Attraverso il sito di IDEO e’ possibile scaricare sia il kit completo, che la guida da utilizzare  sul campo.

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Dopo avere lavorato a lungo con multinazionali di ogni settore, da qualche anno IDEO ha messo a disposizione il suo know-how con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni che operano nei paesi in via di sviluppo a comprendere meglio le necessita’ delle persone con cui lavorano e trovare soluzioni innovative e soprattutto sostenibili anche a livello economico.

In precedenza la societa’ californiana aveva gia’ realizzato due guide per aiutare la Rockefeller Foundation a capire come poter utilizzare le pratiche del design nel settore sociale.





..Disegnando The Hub Milano..

15 09 2009

The Hub Milano prende forma, la forma che gli hubbers riusciranno a sintetizzare, condividere. Le pareti modulari sono una delle componenti fondamentali per la distribuzione degli spazi e la conversione dell’habitat in funzione dei diversi momenti della occupancy dell’Hub.

Di seguito alcuni link, suggeriti dalla  rivista Wired in un articolo di Tim Mckeough:

Razortooth Design: puzzle da soffitto

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Mio: pareti di cartone

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Kvadrat Clouds: elementi dalle fiorme irregolari legati da elastici (presenti anche in Italia)

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..crediamo che Milano offra alternative all’altezza..alla prossima co-creazione!





Premiato L’ Interior Design Di The Hub Kings Cross

17 06 2009

La missione degli Hub non e’ solamente quella di connettere e sostenere iniziative con un forte impatto sociale. The Hub vuole anche che queste trovino casa in uno spazio d’ispirazione che possa stimolare i loro promotori. E’ con questa filosofia che  lo studio Alterspace  ha concepito l’ interior design dell’ Hub di Kings Cross. Grazie al lavoro svolto lo studio ha recentemente vinto il premio Gold Interior Fit Out della Association of Interior Specialists. 

L’edificio riflette con le sue strutture le visioni degli innovatori sociali che abitano lo spazio con particolare riguardo alla sostenibilita’ dei materiali utilizzati e il relativo impatto ambientale. Ecco alcune immagini. 

 

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Designers, ergo, innovatori sociali

1 06 2009

Dona McAdams, They're juggling our genes

The main activity of designers will be as social innovators“, parola di Ezio Manzini in un intervista/evento organizzata da o2NYC , meno di un mese fa, dal titolo “Sustainability: The Exit Strategy. Small, local, open and connected. An Evening with Ezio Manzini”.
Nella sua relazione, Ezio disegna una exit strategy per conscious designers pronti ad “offrire soluzioni per il cambiamento climatico, ridurre l’impatto dei materiali, ideare strumenti di design per una società migliore”. Parole chiave della conversazione sono il movimento del green design, quello dello Slow food, il ruolo dei designer per incidere nei processi di social innovation.
In particolare su quest’ultimo punto, Ezio sostiene che, a differenza delle trasformazioni guidate da scienziati, economisti, realtà del terzo settore e privati, i “designed systems” si rivelano più forti e replicabili. I designers trasformano le idee in pratica: l’obiettivo è trasformare i prototipi in prodotti. (“The role of designer then shifts from making things into mass produced consumer objects, to shepherding local sustainable practices into wider mainstream society”).
Nell’era dei network, il fenomeno dell’innovazione sociale è generato dagli attori del cambiamento coinvolti “direttamente” nella risoluzione dei problemi. I designers dovrebbero creare le condizioni affinchè le collaborazioni e l’agire collettivo risultino possibili ed efficaci:we create the conditions, not the solution“.
Nell’economia sociale questo dovrebbe essere il lavoro principale dei designer, e non relegato ad attività e momenti di volontariato.
Lo scenario è in cambiamento, e le evidenze non mancano: il Social Innovation Fund e l’Office of Social Innovation in USA; il riconoscimento ufficiale da parte della UE nel definire l’innovazione sociale quale asset strategico per uno sviluppo sostenibile, l’attenzione dell’accademia, (vedi post su questo blog); i principi del co-working, del social business basato sulla condivisione delle conoscenze e dei processi.

La social innovation parte da piccole sperimentazioni  a livello locale, per poi diffondersi nei territori “Now is the time. We need radical change; increasing consciousness is not enough