Le start-up (sociali) più intriganti del momento

17 11 2009

Chi l’avrebbe mai detto? Nel bel mezzo di questa crisi economica, sono proprio le imprese sociali che fanno leva su prodotti o servizi innovativi quelle che stanno rimettendo in piedi il mondo. Non ci credete? Leggete un po’ quello che ci racconta BusinessWeek, una delle riviste di settore più importanti negli USA, a proposito delle start-up più intriganti al momento. Indovinate un po’? La maggior parte di loro sono proprio imprese sociali come quelle che vengono ad abitare da noi a The Hub.

C’è China Water & Energy, ad esempio, che costruisce impianti eco-eolici per le industrie cinesi sempre più affamate di energia. C’è Driptech, una start-up di Palo Alto in California che produce sistemi d’irrigazione a basso costo (fino a $5) per contadini nei paesi emergenti, aiutandoli a superare la crisi delle risorse idriche. E c’è CitySourced, un’applicazione per l’iPhone che permette a semplici cittadini di segnalare quello che non va in città (una strada dissestata, un semaforo rotto) direttamente agli amministratori comunali, in puro stile Government 2.0. Tutte queste non sono solo imprese promettenti nel panorama globale: sono soprattutto imprese sociali, impegnate a migliorare la vita delle persone e del pianeta.

Chi l’avrebbe mai detto? Noi ve lo stiamo dicendo da un pezzo!





Milano Puo’ Diventare Una Citta’ Per Ciclisti?

11 11 2009

L’ iniziativa Bikemi, promossa da Comune di Milano e ATM, e’ partita nel Dicembre 2008 con 40 stazioni e oggi ne conta oltre 100. Dopo le esperienze di altre citta’ europee, prima di tutte Parigi, anche da noi il bikesharing e’ stato, fin da subito, accolto da tutti favorevolmente.

Questo tuttavia non basta a rendere Milano una citta’ a “misura di bicicletta”. E’ sul sito dello stesso Bikemi che viene pubblicata la mappa con le piste ciclabili della citta’. In nero si possono vedere le piste attuali; in rosso quelle in costruzione entro la fine di quest’ anno. Le mie preferite sono quelle lunghe 500 metri…

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Cosa si puo’ fare? Se uno dei cardini dell’ innovazione sociale e’ replicare le best practices di altri Paesi, allora potremmo guardare oltreoceano. La giovanissima rivista Shareable ha pubblicato recentemente un interessante articolo in cui racconta gli sviluppi di Boston per cercare di essere una citta’ piu’ vicina ai ciclisti.

In particolare, a partire dal 2007,  sono stati presi alcuni provvedimenti interessanti. Negli ultimi due anni sono stati aggiunte 500 rastrelliere talvolta anche rimuovendo dei parcheggi per auto; e’ stata pubblicata e venduta una mappa riportante diversi percorsi per ciclisti e, vendendo lo spazio pubblicitario, e’ stato possibile finanziare dei programmi per incentivare i giovani ad utilizzare le bici; e’ stato lanciato un programma per formare le aziende cercando di renderle maggiormente bike-friendly e molti edifici si sono attrezzati per avere un spazio al coperto dove poter parcheggiare le bici; e’ stato lanciato il programma Bike Friday che, oltre ad una colazione gratis, include un giro per la citta’ con guide specializzate.

Se tutto questo e’ stato possibile e’ stato anche grazie Nicole Freedman, ex-studente MIT ed ex-ciclista olimpionica. Di seguito potete trovare le slide pubblicate dalla Freedman con i risultati dei primi anni e le aspirazioni per i prossimi.

Freedman fornisce qualche consiglio per tutte le citta’ che volessero diventare convertirsi alle due ruote: e’ fondamentale una partnership tra pubblico e privato perche’ nessuna iniziativa di bike-sharing puo’ essere fatta senza utilizzare lo spazio pubblico; studiate qualsiasi modo che possa portare le persone a lasciare la macchina e a prendere la bici; organizzate dei programmi ad-hoc su argomenti specifici come la sicurezza; e soprattutto guardate all’ esterno e copiate i migliori.

Milano e’ una citta’ piccola (non e’ Los Angelese) e piatta (non e’ San Francisco). Anche se queste premesse non sono sufficienti, la pongono in una posizione favorevole per diventare un giorno un punto di riferimento. Una domanda per voi: quali sono i progetti migliori di Milano che incentivano l’ utilizzo della bicicletta?





La Prima Settimana a The Hub

6 11 2009

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La prima settimana all’ interno dello spazio e’ assolutamente volata! Abbiamo spostato i mobili, che avevamo portato domenica, almeno 3 o 4 volte per capire quale fosse la disposizione piu’ logica. In altre parole, per quanto fossimo eccitanti all’ idea di lavorare sotto quella che chiamiamo la “navicella”, abbiamo dovuto ammettere a noi stessi che essendo al momento solo in 4 o 5 persone la postazione piu’ logica non fosse all’ interno dell’ open space che richiederebbe di essere illuminato e riscaldato quasi inutilmente. Al momento quindi stiamo lavorando nel piu’ piccolo spazio antistante che, a termine dei lavori, diventera’ la parte di bar/socializzazione.

Questi primi giorni sono stati anche animati dalla presenza di futuri membri che hanno deciso gia’ da adesso di provare “l’ esperienza Hub”. Abbiamo anche ricevuto la visita di persone interessate al progetto che consideriamo particolarmente fortunate dal momento che per la prima volta non le abbiamo dovute incontrare tra i tavoli di qualche bar milanese.

Infine siamo stati invitati da Altis, (Alta Scuola Impresa e Societa’ dell’ Universita’ Cattolica) a tenere una presentazione di The Hub per gli studenti MBA del corso di social entrepreneurship e per presentare brevemente la partnership per il concorso Global Social Venture Competition.

Nei prossimi post vi racconteremo come mai abbiamo scelto di vivere in via Paolo Sarpi. Per ora basti dire che un numero inaspettato di persone ci continua a ripetere “Oh, abito proprio li dietro!” e questo ovviamente non puo’ che farci piacere. Che abitiate “li dietro” o dall’ altra parte di Milano, siete ovviamente invitati a fare un salto da noi.





Gli Innovatori Sociali di PopTech 2009

26 10 2009

Anche questo anno PopTech ha nominato i suoi social innovation fellows, ovvero persone che stanno lavorando su progetti e idee volti a cambiare il mondo.

Leggete sotto la sintesi dei loro progetti o, se preferite maggior pathos, guardate il video con musichetta ispiratrice.

Aviva Presser Aiden e Hugo Van Vuuren – Lebônê . L’ azienda di Aviva e Hugo promette di portare energia elettrica alle zone rurali dell’ Africa.

Jason Aramburu – re:char. Jason ha sviluppato una tecnologia a basso costo che puo’ convertire gli scarti agricoli in fonti di energia rinnovabile, prevenendo in tal modo la produzione di CO2 causata dalla decomposizione degli stessi.

Eben Bayer – Ecovative Design . Questa azienda di New York, sviluppa nuove forme di packaging industriale a partire dai materiali di scarto dell’ industria agricola.

Paula Kahumbu – WildlifeDirect. Nato in Kenya, Wildlife Direct e’ un progetto online che cerca di protegge le specie animali in via di estinzione connettendo le organizzazioni che cercano di preservare tali specie con i propri donatori.

Deb Levine – ISIS, Inc. ISIS utilizza l’ innovazione per produrre stumenti migliori contro la diffusione di malattie sessuali e per diffondere una migliore educazione sul tema.

Derek Lomas – Playpower Foundation. Appoggiandosi a reti di ONG locali, Derek ha fondato Playpower per ideare e costruire giocattoli per l’ apprendimento dei bambini dei Paesi in via di sviluppo.

Josh Nesbit – FrontlineSMS:Medic. Nata dall’ esperienza di Frontline SMS, la versione Medic sposta il focus, come avrete intuito, sull’ ambito medico.

James O’Brien – Brooklyn Community Arts & Media High School. BCAM vuole rappresentare un nuovo concetto di scuola che utilizza le arti per la preparazione dei ragazzi (in effetti il sito meta’ inglese/meta’ tradotto in italiano non aiuta a capire bene la missione della scuola)

Ory Okolloh – Ushahidi. Ory e’ la co-fondatrice di Ushaidi, una piattaforma mobile open-source, nata inizialmente come strumento di denuncia per le violenze avvenute in Kenya dopo le elezioni del 2008. Oggi il progetto vuole consentire a chiunque la condivisione e la mappatura di notizie e avvenimenti in tempo reale.

Emily Pilloton – Project H Design. Project H Design cerca di portare le progettualita’ del design di prodotto a supporto dell’ impatto sociale. Tutti i progetti realizzati finora sono raccontati nel volume appena uscito Design Revolution.

Hayat Sindi – Diagnostics For All. Grazie all’ uso delle nanotecnologie Diagnostics For All ha concepito presso i laboratori di Harvard degli strumenti di diagnosi low-cost con i quali e’ possibile fornire assistenza sanitaria per le fasce di popolazione a basso reddito e che vivono lontane dai centri urbani e dalle principali strutture mediche.

Taylor Stuckert e Mark Rembert – Energize Clinton County. Taylor e Mark hanno dato vita ad un vero e’ proprio movimento dal basso per uno sviluppo economico sostenibile. Partendo dalla loro cittadina, divenuta la prima Green Enterprise Zone degli Stati Uniti, il progetto vuole essere un modello replicabile in tutte le citta’ americane.

Nigel Waller – Movirtu. Lanciato nel 2008, Movirtu ha progettato un servizio di telefonia mobile virtuale che vuole servire servizi accessibili anche a coloro che vivono con meno di $2 al giorno. Garantendo l’ accesso ai servizi in mobilita’ Movirtu, consente ad un numero piu’ ampio di persone di condivedere informazioni, trovare lavoro e avere accesso ad informazioni sanitarie.





Da Sviluppo 2.0 a Sviluppo al quadrato

21 10 2009
Rovine della Kasbah di Ait Benhaddou, Marocco

Rovine della Kasbah di Ait Benhaddou, Marocco

Dopo aver teorizzato qualche anno fa lo Sviluppo 2.0, Giulio Quaggiotto della Banca Mondiale ci diletta ancora una volta con un post su PSDBlog della Banca Mondiale, questa volta su come “l’ombra informatica” del mondo nella rete abbia il potere di stravolgere come abbiamo fatto cooperazione allo sviluppo finora.

La teoria di una Rete², recentemente proposta da Tim O’Reilly, presuppone che ormai la rete sia il mondo, nel momento in cui una relazione sempre più stretta tra strumenti di raccolta dati nel mondo fisico stiano diventando la spina dorsale ed il motore dell’intero sistema informativo in rete. Una maggiore capacità di computare l’enorme volume di dati fisici e reali captati dalla rete (l’ombra informatica, appunto) potrebbe contribuire a risolvere alcuni dei più gravi problemi dell’umanità. E chi fa cooperazione allo sviluppo – da ONG a multinazionali – dovrà sempre più tenere in conto questa realtà.

Leggete l’intero articolo qui.





Il divertimento dell’innovazione sociale

15 10 2009

Alcuni hanno inventato un pianoforte gigante per far fare più scale alle persone:

Altri stanno progettando un videogioco per incrementare il riciclo:

E voi cosa vi inventereste di divertente per cambiare il comportamento delle persone e renderlo più sostenibile? Qualunque cosa sia, sbrigatevi a condividerla: dalla prossima settimana fino al 15 novembre potrete fare a gara per vincere €2500!





Fatevi Ispirare Dall’ Innovazione Indiana

14 10 2009

Quando si dice che la necessita’ e’ la madre dell’ invenzione.