Kiva Compie 4 Anni e Festeggia A The Hub Berkeley

21 10 2009

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Se il 3 Novembre siete a San Francisco non perdetevi la festa per i 4 anni di Kiva.org che si terra’ presso The Hub Berkeley, ultimo Hub aperto dal nostro network.

Kiva e’ stata fondata nel 2005 a San Francisco da Premal Shah e Matt Flannery e fino ad oggi ha raccolto quasi $100 milioni destinati a piccoli imprenditori dei Paesi in via di sviluppo.

Seguite il blog di Kiva per maggiori dettagli sull’ evento.





GOOD 100: GOOD Magazine Sceglie I 100 Migliori Progetti Sociali

8 10 2009

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Fino al 21 Ottobre GOOD Magazine, pubblichera’ ogni giorno i 100 piu’ interessanti progetti/imprese/idee di carattere sociale scovate tramite un sondaggio tra i suoi lettori. Ecco alcuni dei progetti piu’ interessati pubblicati fino ad oggi:

Microfinanza:

La microfinanza arriva negli Stati Uniti con progetti come Accion USA, Grameen America e, per i piu’ creativi, Kickstarter

Materiali di studio open-source:

Il movimento “open courseware” e’ considerato una vera rivoluzione rendendo studio ed educazione accessibile a chiunque. Uno delle prime istituzioni ad aprirsi fu MIT , seguita da iniziative come iTunesU e ccLearn.

Eco-patents Commons:

Eco-patents commons e’ un progetto nato dalla partnership tra IBM, Nokia, Sony e il World Business Council for Sustainable Development per rendere aperti e condivisi tutti i brevetti che portino ad una riduzione di scarti e rifiuti e che diminuiscano il riscaldamento global e il nostro fabbisogno energetico. In questo modo, sebbene gli autori di questi brevetti non godranno direttamente dei profitti delle loro invenzioni, molte piu’ persone ne potranno trarre vantaggio.





Wokai: un Kiva per la Cina

30 09 2009

A 60 anni e un giorno dal momento in cui Mao Zedong proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il paese non potrebbe essere più diverso da come il suo fondatore lo ha immaginato. Ed un esempio del profondo cambiamento è Wokai, che significa “io comincio” in cinese.

Il modello è quello di Kiva (anche se il sito è stato impropriamente chiamato un Facebook per contadini cinesi). I donatori scelgono dei micro-progetti tra una serie di potenziali candidati nelle campagne cinesi, a cui offrono un piccolo prestito. Una volta restituito, i soldi possono essere prestati ad un nuovo beneficiario, e via così teoricamente all’infinito.

Wokai rappresenta bene la nuova Cina che sta emergendo da 60 di comunismo: più pronta ad aprirsi all’estero e con un gran desiderio di imprenditorialità diffusa. Le nuove tecnologie in rete le permettono proprio di fare questo salto. Wokai ne è la prova, ed ha gia aiutato quasi 200 persone nelle zone piu rurali del paese, distribuendo micro-prestiti per un valore di quasi $100.000.

Peccato che il sito si rivolga solo ad un pubblico anglosassone e sia pertanto solo in inglese. Se fosse anche in cinese, potrebbe contribuire a diffondere una nuova cultura di filantropia in rete e responsabilità sociale nelle nuove classi abbienti di Beijing e Shanghai.





Meraviglie cellulari

29 09 2009

African mobile providers - courtesy The Economist

E’ il 2025. Siete a cena in famiglia quando la vostra primogenita quindicenne comincia a farvi alcune domande sui primi anni del ventunesimo secolo, per una ricerca che deve scrivere a scuola. Il titolo è: “Qual è l’evento più importante dei primi 10 anni del secolo?”.

Ci pensate su un po’, scorrendo le opzioni nella vostra testa. L’11 settembre… La guerra in Iraq… La crisi finanziaria… L’emergere di una nuova coscienza ecologica… Poi sorridete scuotendo la testa. La risposta è ovvia: la diffusione dei telefoni cellulari nei paesi in via di sviluppo.

E’ quasi impossibile valutare adesso l’impatto che questo evento sta avendo su miliardi di vite. Ci sono alcuni studi, frammentati, e una sensazione diffusa: mai tante vite sono state cambiate così radicalmente da un oggetto tanto piccolo. Ce ne parla in un reportage di questa settimana l’Economist, e gli fa eco la Banca Mondiale. E i torinesi di Putting People First (sempre all’avanguardia in queste cose) ci dedicheranno molte riflessioni nei prossimi giorni. Ma i numeri, per quanto difficili da visualizzare, parlano da soli: 4 miliardi di nuovi utenti nei paesi in via di sviluppo dal 2000 ad oggi, con rate in costante accelerazione. 15 milioni di nuovi utenti nella sola India ogni mese.

E mentre noi ci culliamo nel lusso di nuove suonerie, per i poveri del mondo questi nuovi cellulari significano preziosi consigli via SMS su come coltivare in maniera più produttiva, come curarsi da malattie infettive, come trasferire denaro ad un parente senza rischiare viaggi pericolosi o strozzini prestasoldi. Significano un aumento del PIL per persona dello 0,8% ogni 10 punti di aumento in percentuale d’utenza. Significano una rivoluzione socio-economica senza pari nella storia dell’umanità, maggiore dell’invenzione della stampa e della rivoluzione industriale.

Vostra figlia vi ringrazia felice. La ricerca le varrà un bel 10 in pagella.





Mag 2 Milano + Rete Gruppi d’Acquisto Solidale = 200 anni di storia salvati

11 07 2009

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200 anni di storia
Caseificio biologico Tomasoni (Gottolengo, Brescia), 200 anni di storia che rischiavano di evaporare, nel nulla, e nel silenzio-indifferenza delle banche. Ma per fortuna ci sono i GAS, i gruppi di acquisto solidale di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Milano, che con il supporto di Mag2 Milano hanno “fatto credito” al caseificio con un acquisto anticipato di 36 mesi delle forme di grana. Valore dell’operazione, 140mila euro..Mica male no?

Lo shock
Il fatturato del 2003 ammonta  a 2,5milioni di euro, l’anno successivo a 300mila, nel 2008 a 1milione. Il 45% della produzione è rivolta ai GAS. Poi la crisi, dovuta all’incremento del prezzo del latte (+25%) e dei tassi euribor (costi di magazzino per 27mila euro ed esposizione bancaria per 1,6milioni di euro). Si necessita di un nuovo fido bancario di 150mila euro. Nessuna banca disponibile.

La email
A gennaio 2009 Massimo Tomasoni, titolare con i fratelli del caseificio, informa via email i clienti della possibile chiusura. Capitanato dalla Rete dei GAS, parte un tam tam nel web per la raccolta di capitale necessario. Si convoca un’assemblea.

La svolta, con la finanza dal basso
Si legge nel verbale del primo comitato di monitoraggio del 9 aprile 2009 (disponibile qui ) redatto da Mag2 Milano
“L’adesione alla raccolta per Tomasoni è stata ampia e variegata. In sintesi:
– raccolta diretta € 91.000 da parte di 65 GAS;
– raccolta tramite Mag2 € 30.880 da parte di 22 GAS;
– finanziamento triennale di Mag2 € 30.000
Queste somme sono state utilizzate per chiudere le pendenze con il fornitore del latte e
stabilizzare la situazione finanziaria.
Tomasoni, che partecipa ad un gruppo di monitoraggio costituitosi con i GAS e Mag2 per
seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, evidenzia con i dati aggiornati al 31 marzo:
– un notevole incremento delle vendite ai GAS e spaccio (+ 100% nel trimestre)
– una riduzione del magazzino di € 100.000 nei primi tre mesi
– l’indebitamento bancario è sceso di € 30.000 in quota capitale.
– la netta riduzione della giacenza di forme: da 3.000 a 2.500 in soli 3 mesi, con la
produzione nel 1° trimestre di solo 40 forme
Tomasoni conferma l’attuale ottimo andamento aziendale e gli obiettivi principali per il
2009: ridurre l’indebitamento bancario relativo al magazzino e ridurre gli oneri finanziari.
Prossimo  appuntamento: La prossima riunione del gruppo di monitoraggio si terrà prima dell’estate, probabilmente da Tomasoni, durante un fine settimana”

Per il prossimo Hub Lunch, o per una gara di cheeserolling sappiamo a chi rivolgerci..
(per il servizio-video del Sole24ore.com sull’esperienza, clicca qui)






Buone pratiche di finanza etica in UK

22 03 2009

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Nel “Money. Otesha Project Uk Handbook” dell’impresa sociale Otesha (già analizzato in questo blog), Erica si dedica ad una rapida descrizione di alcune buone pratiche di finanza tica (una addirittura di una un’università scozzese!), capaci magari di stimolare idee e confronti con le esperienze italiane

La “Co-operative Bank”

Pioniera nell’adozione di parametri etici nella gestione degli investimenti (dal 1992), è l’unica “UK Clearing Bank” che ha reso pubbliche le proprie relazioni finanziarie, dichiarando con chi sarà in affari e con chi non entrerà mai in contatto (Co-operative Financial Services)

La “Edinburgh University People & Planet Ethical Investment Campaign”
L’Università di Edinburgo possiede azioni per un valore di 160 milioni di sterline.
Nel 2002, a seguito delle pressioni di un gruppo di studenti, l’Università rese pubbliche le proprie relazioni di sostegno finanziario a compagnie attive nel commercio e produzione di armi, coinvolte in  disastri ambientali, sfruttamento dei minori ecc. Nacque il “People & Planet Ethical Investment Campaign”, il cui fine – con la collaborazione di Westminster del Parlamento Scozzese – fu indirizzare il fondo azionario dell’Università di Edinburgo verso investimenti “responsabili”.
Dall’estate del 2003, i rappresentanti degli studenti partecipano a tutte le decisioni strategiche, quindi alle assemblee degli azionisti, con potere di voto.
La stessa esperienza è stata replicata alla St Andrews University, così come in altre università britanniche.

Il “Freecycle”
Altra buona pratica è quella del “Freecycle”, un network globale di comunità basate sullo scambio gratuito. Partita nel 2003 in Tucson, Arizona, quando Deron Beal, dipendente di una piccola imprese di riciclaggio, realizzò che molte imprese sociali locali avrebbero potuto riutilizzare parte dei beni inutilizzati ed in buono stato. Oggi il Freecycle Network si compone di 4.080 organizzazioni provenienti da tutto il mondo.

La “MyBnk”
Nel luglio 2006, la ventiseienne Lily Lapenna avviò una banca “inusuale”: “creata dai giovani e dedicata a giovani imprenditori” il cui motto fu “MyBnk, my money, our future”. Target preferenziali furono inizialmente studenti e giovani senza casa. Lavorando a contatto con questi, lo staff di MyBnk decise di ribaltare il rapporto banca-giovane risparmiatore: anziché lasciare alle banche il compito di operare investimenti col denaro dei giovani “correntisti”, questi ultimi possono “far compere” per loro. MyBnk ha favorito una maggiore sensibilizzazione ed alfabetizzazione in termini di CSR, impatto ambientale, facilitazioni sull’internet banking, rendendo capaci le giovani generazioni di risparmiatori nell’indirizzare le proprie decisioni d’investimento verso pratiche di finanza etica e di supporto di iniziative solidali (da parte di charity ed imprese sociali).

Il “Social lending”
Prestiti e risparmi tra persone in alternativa all’intermediazione bancaria. Uno degli aspetti di maggior interesse è l’emergere di siti internet sul “social lending”. Uno di questi è quello di Zopa da poco presente anche negli USA ed in Italia. E’sufficiente andare sul sito, inserire le specifiche relative all’iniziativa da finanziare, e chiunque interessato potrà “credere” nell’iniziativa e divenirne finanziatore..e magari socio.

Piccoli suggerimenti di Erica
–    Chiedi alla tua banca di esporti la propria politica ambientale ed etica; se non ce l’hanno, chiedi loro il perché;
–    preferisci una banca etica, una banca cooperativa o una charity bank, obbligati per statuto nel garantirti investimenti etici;
–    chiedi di ricevere i resoconti delle movimentazioni del tuo conto in formato elettronico, piuttosto che via posta ed in formato cartaceo;
–    nella scelta della carta di credito, preferisci la banca che lega parte dei propri profitti ad organizzazioni nonprofit ed imprese sociali (in Gran Bertagna Oxfam, in Canada le “citizens bank visa cards”)
–    organizza gli “swishing party” con amici per “accedere” a vestiti eleganti, evitando di contrarre debiti e rate.





6 miti del denaro in UK: come scegliere, se proprio dobbiamo, la nostra banca

22 03 2009

“Ah, money. Sadly the world isn’t a safe enough place to keep it all stashed away under our attresses, so most of us have to resort to using banks.”
Così si apre “Money. Otesha Project Uk Handbook”, un manualetto di meno di 30 pagine di sensibilizzazione al risparmio “consapevole” e responsabile. Di semplicissima lettura, prodotto da Otesha, una charity con sede a Londra, ci guida, in compagnia di Sara (studentessa in economia) ed Erica (giovane laureata in economia), nel viaggio di una “neo-risparmiatrice” alla ricerca di un investimento “etico” e di una banca “responsabile” e “trasparente” in Gran Bretagna. Una banca capace di intercettare le loro esigenze informative (semplici quesiti, quali: dove vanno i miei risparmi? cosa c’è dietro ai numeri ed alle figure che mi presentate?) e “vocazionali” (ad es.: vorrei che il mio denaro non fosse utilizzato per sostenere dittature in paesi in via di sviluppo o il commercio d’armi).
Area d’indagine è il sistema del credito in Gran Bretagna, da sempre protagonista (nel bene e nel male) del teatro della finanza internazionale e sede, con Londra della promettente iniziativa della Social Stock Exchange.

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La prima parte dell‘handbook è dedicata alla elencazione di sei “miti del denaro”; nella sua ricerca Sara individua:
–    una sola banca che ha avviato una “ethical policy” riguardo alla gestione degli investimenti (EIRIS, 2003, per maggiori info: EIRIS. Guide to Resposible Banking. Retrieved December 18, 2007);
–    tre banche (HSBC, Barclay’s e Lloyd’s) che continuano a detenere il debito dei Paesi in via di sviluppo (EIRIS, 2003);
–    tre infine il numero delle banche (indovinate un pò: HSBC, Barclay’s e Lloyd’s) in Gran Bretagna che operano  in paesi in cui vigono regimi oppressivi e violazioni dei diritti umani (EIRIS, 2003).

I MITI DEL DENARO

Mito n.1: Le banche non sono consapevoli dei loro investimenti in compagnie “unethical”
Le triangolazioni e gli scambi sulle varie “piazze” finanziarie portano le banche ad investire in qualsiasi attività che possa portare alla massimizzazione della redditività degli impieghi (il denaro dei risparmiatori) senza tener conto degli impatti che queste hanno sul territorio e sull’economia tutta, contravvenendo in molti casi alla Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, all’insaputa dei risparmiatori disinteressati o poco attenti.

Mito n.2: Come singolo, non posso incidere nel cambiare la policy della mia banca
Nel passato in Gran Bretagna ci sono già state esperienze di successo di pressione popolare verso compagnie “irresponsabili” . Ad oggi è possibile registrare un gran numero di banche che hanno aderito alla cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo  (ad eccezione delle già citate Barclay’s, HSBC e Lloyd’s).
Chi lo dice che per far soldi non si possa perseguire un comportamento responsabile ed etico?

Mito n.3: Quando le banche prestano denaro, suppongono che saremo capaci di restituire loro l’intero ammontare
Ovviamente nessuno può garantire sulla restituzione, completa e regolare, di quanto prestato. Quando infatti non si rispetta quanto concordato nei tempi e nell’ammontare, le banche cominciano a maturare interessi.  Ad oggi in Gran Bretagna:
–    Il debito personale dei britannici verso le banche supera i 1.355 miliardi di sterline (BBC. Retrieved December 18, 2007);
–    Il tasso annuale d’interesse sulle carte di credito è tra il 15 ed il 20%;
–    Il tasso annuale d’interesse sulle carte prepagate è del 30%;
–    15 milioni di persone sono possessori di carte prepagate;
–    a Dicenbre 2007, 210.440 persone hanno dichiarato bancarotta (The independent. Retrieved December 18, 2007)
–    Gli Studenti entrati nell’università nel 2007, possono prevedere al completamento degli studi, un debito personale (in media) pari a 17.500 sterline (BBC, 2007).
Un’alternativa? Andare sul sito di MyBnk, impresa sociale londinese. Potreste, ad esempio, utilizzare la vostra carta di credito ed operare piccole donazioni (da parte della vostra banca) ad una charity (precedentemente identificata) ogni qual volta la carta viene utilizzata.

Mito n.4: Quindi, se le banche hanno vantaggio nell’offrire linee di credito, carte, altri strumenti finanziari, l’accesso al credito è garantito a chiunque
Sfortunatamente, anche questo si rivela un mito. Alle debolezze del sistema creditizio hanno risposto, in parte, le iniziative di microcredito. Sono pratiche orami consolidate quelle della  Grameen Bank in Bangladesh, di Accion International, di Fair Finance a Londra – in cui lavora il pugliese Riccardo -.
Quindi, qualora avessimo un surplus di liquidità, potremmo investirlo in programmi di microcredito (ad es. www.goodgifts.org) o nel sostenere la raccolta fondi di charity ed imprese sociali attive in iniziative di microcredito (ad es. Okfam, Unicef).

Mito n.5: Le banche sembrano istituzioni senza volto, sembrano tutte uguali
Le banche etiche e le banche cooperative potrebbero essere una valida alternativa. Nel 2005, erano presenti in 92 paesi, con oltre 157 milioni di associati. In Irlanda gran parte della popolazione si affida ad esse, così come in Nord America e per il 30% in Australia (World Council of Credit Unions Inc. ‘World Wide Credit Unions 2005 Statistical Report’, 2006).
In Gran Bretagna è possible associarsi alla Co-operative Bank, che presenta una politica chiara ed etica della gestione dei risparmi (Co-operative Bank Ethical Policy Statements. December 18, 2007); è possibile riferirsi alla Charity Bank, alla Triodos Bank una delle prime banche etiche in Europa; alla The Ecology Building Society; alla The Catholic Building Society.

Mito n. 6: Anche se il denaro è la causa di molti problemi, si rivela necessario per ogni nostra singola azione
Anche se può sembrare una follia, diverse pratiche in economie locali, basate sul baratto o su monete locali, hanno favorito (e stanno favorendo) una gestione “alternativa” del risparmio da parte dei cittadini di una comunità e degli stessi intermediari finanziari.
La prima moneta locale ha avuto i suoi natali nel 1991 a Ithica, New York. Qui ancora oggi gli imprenditori stabiliscono il valore dei loro prodotti e servizi sulla base di un numero di ore (o porzione di ora). I clienti possono acquistare gli stessi in moneta o in “Ithica hours”, ovvero con un mix dei due: ecco che il costo di un biglietto del treno per i residenti può consistere per una metà in cash e per l’altra in moneta locale, quindi ore da dedicare per una attività ritenuta “di valore” dalla controparte.
In Canada ad esempio, è presente un sistema similare, il Calgary Dollars, in UK invece si sono affermati i c.d. Local Exchange Trading Systems (LETS); circa 300 con 30mila associati (LETS Link UK. 2006). Si ricordano infine le Banche del tempo, la rete “Freecycle”, altri sistemi di “baratto commerciale”.

Altri parametri per premiare le banche a cui affidare i nostri risparmi, potrebbero consistere nel preferire di non ricevere i resoconti delle nostre movimentazioni per posta, bensì on-line, ovvero nel valorizzare le pratiche interne di risparmio energetico e di raccolta differenziata.





La telefonia mobile per l’accesso ai servizi finanziari: l’esperienza di M-PESA

22 03 2009

No time to rest
“Since we have become M-PESA agents we have no time to rest”. Non ha più il tempo di riposarsi il negoziante keniota di Bukura (nel Kenya orientale), intervistato da Olga Morawczynski, dottoranda dell’ Università di Edinburgo, che ha investigato per 9 mesi circa l’adozione dei servizi di M-PESA nelle aree urbane e rurali del Kenia. Nel negozio  di prodotti per la casa a Bukura, oltre a olio e zucchero sono disponibili anche i servizi di M-PESA. In un mese non si è riuscito a vendere neanche un pacco di zucchero, ma i servizi M-PESA sono richiesti fino all’ultimo minuto di apertura.
Vodafone (colosso in UK), Safaricom (tra i primi operatori di telefonia mobile del Kenya, posseduto per il 40% dall’operatore britannico) e The Western Union Company hanno annunciato recentemente il lancio del servizio mobile transfrontaliero MTT (da Mobile Money Transfer). Trasferimenti di denaro  per mezzo del cellulare – tramite il servizio M-PESA, già noto e consolidato in Kenya – ed in pochissimi minuti tra il Regno Unito ed il Kenya, il paese dove oltre l’80% della popolazione è esclusa dai servizi finanziari .

Come scrive nel bell’articolo “Viaggio nei Village phone” Luca Dello, oggi 280 milioni di persone utilizzano il cellulare in Africa, circa il il 30% della popolazione. Si prevede un incremento del 22% nel numero di schede di telefonia mobile acquistate quest’anno; si potrebbe salire dai 270 ai 320 milioni di persone in un solo anno.

mpesa

Innovazioni attraverso l’uso della telefonia mobile nel continente africano
(fonti: il sole24.com e Luc De Wulf,Tradenet in Ghana. Best Practice of the Use of Information Technology, January 28, 2004)

KENYA
– Durante il periodo elettorale, sono state segnalate attraverso sms e fotografie episodi di corruzione e incidenti
– Wilfred Moria, studente d’ingegneria e programmatore, pur non avendo mi toccato con mano un ‘iPhone, ha brevettato per esso un software che permette di ricevere informazioni in tempo reale su tutti gli eventi della proprio città
– A Nairobi un gruppo di ragazzi degli slums ha dato vita alla “Koinonia Technologies” che distribuisce il programma “Freesms
NAMIBIA
– Motorola ha sperimentato stazioni radio base che possono essere alimentate con fonti rinnovabili (energia solare e vento)
ZAMBIA
– a Celpay, un servizio per trasferire denaro attraverso i telefonini, è riuscito a raggiungere un giro d’affari pari al 5% del prodotto nazionale lordo
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
– Sono in crescita gli utenti Celpay
ZIMBABWE
– Quattro persone fuggite dallo Zimbabwe in Gran Bretagna hanno progettato “Mukuru”:uno “scaffale” on-line che permette agli emigrati di acquistare beni alimentari e inviarli alle famiglie rimaste nella nazione guidata dal presidente Robert Mugabe
SENEGAL
– Daniel Annerose, pensando ai pescatori senegalesi, attraverso “Manobi” invia sms con informazioni sulle previsioni meteorologiche e sui prezzi aggiornati dei mercati. Manobi è utilizzato da 150mila persone.
GHANA
– Mark Davies ha fondato un incubatore di aziende hitech in cui è nato TradeNet.
BURKINA FASO
– Analizzando le cause della mortalità infantile sulla rivista medica “Lancet”, due ricercatori dell’Università di Aberdeen, Lucia D’Ambruoso e Peter Byass, hanno osservato che «un servizio gratuito per gli avvisi medici attraverso telefonia mobile potrebbe aiutare alcune delle famiglie più povere ad affrontare e gestire adeguatamente le emergenze mediche quando non sia disponibile nessun’altra forma di assistenza»
ALTRE INIZIATIVE
– Eric Hershman con il suo blog “White African” sta raccontando le imprese di chi prova nuovi strumenti per la condivisione e la discussione on-line, come l’aggregatore di blog “Afrigator” e lo YouTube sudafricano “Zoopy”.
– Microsoft ha lanciato il programma “Connect Africa” per favorire la collaborazione tecnologica tra ONG; Google ha ospitato nella sede di Mountain View il “Barcamp Africa”, un’occasione che ha riunito alcuni protagonisti del web 2.0 nel continente.
– Due giovani sudafricani, Brian Richardson e Charles Rowlinson, tre anni fa hanno lanciato un servizio per trasferire denaro, pagare le bollette ed acquistare credito telefonico. Oggi “Wizzit”, questo il nome della loro iniziativa, ha 300mila clienti e conta su una rete di 2mila “Wizzikids”: si tratta di persone che ne promuovono l’adozione nelle aree rurali, guadagnando una percentuale per ogni nuovo cliente una quota annuale sul traffico degli utenti.
– “MyGamma Life”, con sede a Singapore, è un “mobile social network” presente in Asia e Africa “[…] allows you to share pictures, make a blog, send messages and even shop online”.
– Sono in fase di sperimentazione sistemi di monitoraggio della salute pubblica attraverso cellulari: da “Episurveyor”, progettato dall’Organizzazione mondiale della sanità, a “InStedd” di Google, l’iniziativa umanitaria seguita da Larry Brilliant, uno dei responsabili del programma di eradicazione del vaiolo.


Il successo di M-PESA

In Kenia, sin dalla sua introduzione nel marzo 2007, la domanda di servizi di M-PESA è stata un crescendo. Per l’accesso al servizio, non è necessario avere un conto corrente, è sufficiente registrasi tramite un agente e col proprio numero di cellulare. È possibile effettuare versamenti e prelievi alla presenza dell’agente M-PESA o inviare denaro via SMS.
Al momento 2,3 milioni di registrazioni e oltre 18 miliardi di Ksh (1 euro equilvale a poco più di 100 scellini kenioti) sono stati trasferiti tra i vari users. Gli users, i migranti che Olga Morawczynski identifica come gli “early adopter”: i consumatori di un nuovo prodotto/servizio innovativo, che contribuiscono al suo miglioramento, alla sua diffusione.

Problemi di cash float

Allo stesso tempo, però, sia gli agenti che i clienti presentano problemi legati al cash float: alcune delle transazioni necessitano del resto e gran parte di queste consistono in prelievi. Gli agenti devono quindi spostarsi di frequente dai villaggi ai centri urbani (in cui hanno sede la maggior parte delle banche in Kenia) per poter disporre di banconote e monete. Un agente di Malaha (piccolo villaggio del Kenia occidentale) corre con la sua bicicletta (evitando i 200 ksh del taxi) almeno una volta al giorno avanti e indietro, alle sei del mattino, per arrivare tre ore dopo a Kakamega per l’apertura delle banche, ritirare il contante e tornare al villaggio per servire i clienti.

Continuare a scegliere M-PESA

I servizi M-PESA hanno già avviato un percorso di fidelizzazione della clientela per via di alcuni benefit intrinseci e difficilmente sostituibili. In Bukura ad esempio, è possibile evitare di recarsi a Kakamega e – anche in caso di attesa di due giorni -, ovvero preferire una passeggiata “from my shamba (farm) and get money. I don’t have to spend and go into town. If the agent does not have cash today, then I will come back tomorrow. It is cheaper to wait”, come afferma un agricoltore anziano.
Fino a quando i clienti valuteranno più vantaggioso aspettare anche uno o due giorni in più per il ritiro del proprio denaro; fino a quando saranno disposti a compensare le (fisiologiche) inefficienze legate ai problemi di cash float con una attesa valutata meno costosa che il recarsi nelle città vicine per lo stesso servizio, il modello continuerà a reggere.

Il futuro prossimo

I tempi ed i costi dei trasporti risulteranno determinanti per il futuro di M-PESA. Al momento, questo servizio è disponibile come iniziativa pilota solo in Kenya. Dovesse prender piede in altri paesi il mercato dei sistemi di pagamento on-line (ad esempio PayPal) potrebbe subire uno shock.
Non a caso, il giorno dopo l’accordo tra i tre operatori (Safaricom, Vodafone e Western Union) il governo keniota ha avviato un’indagine per monitorare i flussi di denaro internazionali tramite il sistema M-PESA, partito  nel marzo 2007.
Il governatore della banca centrale del Kenya, Njuguna Ndung’u, ha già analizzato il sistema definendolo
“a step towards making financial service accessible to all Kenyans who have access to a mobile phone”
ed allo stesso tempo
“the M-Pesa money transfer system is very good, but it can be used by bad people”.





E alla fine arrivò l’etica…

4 03 2009
Palazzo Melzi dEril, sede della Fondazione Cariplo, Milano

Palazzo Melzi d'Eril, sede della Fondazione Cariplo, Milano

Francesco D’Arco commenta sulle pagine di Bluerating l’arrivo del micro-credito in Italia, già anticipato da Reuters in occasione della visita di Muhammad Yunus alla Fondazione Cariplo di Milano 2 giorni fa:

Era inevitabile e così è stato. La crisi finanziaria ha messo in discussione l’intero sistema bancario e, in attesa di assistere al cambiamento delle regole (e del management) tante volte annunciato, ecco riemergere la cultura dei valori. […] Non a caso negli ultimi giorni abbiamo assistito all’arrivo del microcredito in Italia, e non tramite Banca Etica, ma tramite l’UniCredit di Alessandro Profumo, che non ha mai nascosto il fatto che una banca può fare etica, ma non può non fare utili. Utili o no, Profumo ha stupito nuovamente il mercato intraprendendo un’iniziativa “etica” con Grameen, la struttura creata dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus in Bangladesh, dimostrando un’attenzione inattesa verso una cultura finanziaria “più etica”.

È significativo che questo importante passo verso una finanza più responsabile si faccia, tra tutte le città italiane, proprio a Milano. Che stiano tornando i tempi di Milano capitale etica?

[via Luca]





Jacqueline Novogratz parla di come investire nel futuro dell’Africa

11 01 2009

Godetevi questa bella presentazione a TED due anni fa di Jacqueline Novogratz, fondatrice e direttrice di Acumen Fund, un’organizzazione non-profit che usa modelli di business per migliorare le vite dei piu’ poveri. E’ ormai una delle voci piu’ influenti della cosiddetta nuova filantropia, che enfatizza soluzioni dal basso e sostenibili ai tradizionali modelli assistenzialisti della cooperazione.

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