Kiva Compie 4 Anni e Festeggia A The Hub Berkeley

21 10 2009

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Se il 3 Novembre siete a San Francisco non perdetevi la festa per i 4 anni di Kiva.org che si terra’ presso The Hub Berkeley, ultimo Hub aperto dal nostro network.

Kiva e’ stata fondata nel 2005 a San Francisco da Premal Shah e Matt Flannery e fino ad oggi ha raccolto quasi $100 milioni destinati a piccoli imprenditori dei Paesi in via di sviluppo.

Seguite il blog di Kiva per maggiori dettagli sull’ evento.

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GOOD 100: GOOD Magazine Sceglie I 100 Migliori Progetti Sociali

8 10 2009

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Fino al 21 Ottobre GOOD Magazine, pubblichera’ ogni giorno i 100 piu’ interessanti progetti/imprese/idee di carattere sociale scovate tramite un sondaggio tra i suoi lettori. Ecco alcuni dei progetti piu’ interessati pubblicati fino ad oggi:

Microfinanza:

La microfinanza arriva negli Stati Uniti con progetti come Accion USA, Grameen America e, per i piu’ creativi, Kickstarter

Materiali di studio open-source:

Il movimento “open courseware” e’ considerato una vera rivoluzione rendendo studio ed educazione accessibile a chiunque. Uno delle prime istituzioni ad aprirsi fu MIT , seguita da iniziative come iTunesU e ccLearn.

Eco-patents Commons:

Eco-patents commons e’ un progetto nato dalla partnership tra IBM, Nokia, Sony e il World Business Council for Sustainable Development per rendere aperti e condivisi tutti i brevetti che portino ad una riduzione di scarti e rifiuti e che diminuiscano il riscaldamento global e il nostro fabbisogno energetico. In questo modo, sebbene gli autori di questi brevetti non godranno direttamente dei profitti delle loro invenzioni, molte piu’ persone ne potranno trarre vantaggio.





Wokai: un Kiva per la Cina

30 09 2009

A 60 anni e un giorno dal momento in cui Mao Zedong proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il paese non potrebbe essere più diverso da come il suo fondatore lo ha immaginato. Ed un esempio del profondo cambiamento è Wokai, che significa “io comincio” in cinese.

Il modello è quello di Kiva (anche se il sito è stato impropriamente chiamato un Facebook per contadini cinesi). I donatori scelgono dei micro-progetti tra una serie di potenziali candidati nelle campagne cinesi, a cui offrono un piccolo prestito. Una volta restituito, i soldi possono essere prestati ad un nuovo beneficiario, e via così teoricamente all’infinito.

Wokai rappresenta bene la nuova Cina che sta emergendo da 60 di comunismo: più pronta ad aprirsi all’estero e con un gran desiderio di imprenditorialità diffusa. Le nuove tecnologie in rete le permettono proprio di fare questo salto. Wokai ne è la prova, ed ha gia aiutato quasi 200 persone nelle zone piu rurali del paese, distribuendo micro-prestiti per un valore di quasi $100.000.

Peccato che il sito si rivolga solo ad un pubblico anglosassone e sia pertanto solo in inglese. Se fosse anche in cinese, potrebbe contribuire a diffondere una nuova cultura di filantropia in rete e responsabilità sociale nelle nuove classi abbienti di Beijing e Shanghai.





Meraviglie cellulari

29 09 2009

African mobile providers - courtesy The Economist

E’ il 2025. Siete a cena in famiglia quando la vostra primogenita quindicenne comincia a farvi alcune domande sui primi anni del ventunesimo secolo, per una ricerca che deve scrivere a scuola. Il titolo è: “Qual è l’evento più importante dei primi 10 anni del secolo?”.

Ci pensate su un po’, scorrendo le opzioni nella vostra testa. L’11 settembre… La guerra in Iraq… La crisi finanziaria… L’emergere di una nuova coscienza ecologica… Poi sorridete scuotendo la testa. La risposta è ovvia: la diffusione dei telefoni cellulari nei paesi in via di sviluppo.

E’ quasi impossibile valutare adesso l’impatto che questo evento sta avendo su miliardi di vite. Ci sono alcuni studi, frammentati, e una sensazione diffusa: mai tante vite sono state cambiate così radicalmente da un oggetto tanto piccolo. Ce ne parla in un reportage di questa settimana l’Economist, e gli fa eco la Banca Mondiale. E i torinesi di Putting People First (sempre all’avanguardia in queste cose) ci dedicheranno molte riflessioni nei prossimi giorni. Ma i numeri, per quanto difficili da visualizzare, parlano da soli: 4 miliardi di nuovi utenti nei paesi in via di sviluppo dal 2000 ad oggi, con rate in costante accelerazione. 15 milioni di nuovi utenti nella sola India ogni mese.

E mentre noi ci culliamo nel lusso di nuove suonerie, per i poveri del mondo questi nuovi cellulari significano preziosi consigli via SMS su come coltivare in maniera più produttiva, come curarsi da malattie infettive, come trasferire denaro ad un parente senza rischiare viaggi pericolosi o strozzini prestasoldi. Significano un aumento del PIL per persona dello 0,8% ogni 10 punti di aumento in percentuale d’utenza. Significano una rivoluzione socio-economica senza pari nella storia dell’umanità, maggiore dell’invenzione della stampa e della rivoluzione industriale.

Vostra figlia vi ringrazia felice. La ricerca le varrà un bel 10 in pagella.





Mag 2 Milano + Rete Gruppi d’Acquisto Solidale = 200 anni di storia salvati

11 07 2009

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200 anni di storia
Caseificio biologico Tomasoni (Gottolengo, Brescia), 200 anni di storia che rischiavano di evaporare, nel nulla, e nel silenzio-indifferenza delle banche. Ma per fortuna ci sono i GAS, i gruppi di acquisto solidale di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Milano, che con il supporto di Mag2 Milano hanno “fatto credito” al caseificio con un acquisto anticipato di 36 mesi delle forme di grana. Valore dell’operazione, 140mila euro..Mica male no?

Lo shock
Il fatturato del 2003 ammonta  a 2,5milioni di euro, l’anno successivo a 300mila, nel 2008 a 1milione. Il 45% della produzione è rivolta ai GAS. Poi la crisi, dovuta all’incremento del prezzo del latte (+25%) e dei tassi euribor (costi di magazzino per 27mila euro ed esposizione bancaria per 1,6milioni di euro). Si necessita di un nuovo fido bancario di 150mila euro. Nessuna banca disponibile.

La email
A gennaio 2009 Massimo Tomasoni, titolare con i fratelli del caseificio, informa via email i clienti della possibile chiusura. Capitanato dalla Rete dei GAS, parte un tam tam nel web per la raccolta di capitale necessario. Si convoca un’assemblea.

La svolta, con la finanza dal basso
Si legge nel verbale del primo comitato di monitoraggio del 9 aprile 2009 (disponibile qui ) redatto da Mag2 Milano
“L’adesione alla raccolta per Tomasoni è stata ampia e variegata. In sintesi:
– raccolta diretta € 91.000 da parte di 65 GAS;
– raccolta tramite Mag2 € 30.880 da parte di 22 GAS;
– finanziamento triennale di Mag2 € 30.000
Queste somme sono state utilizzate per chiudere le pendenze con il fornitore del latte e
stabilizzare la situazione finanziaria.
Tomasoni, che partecipa ad un gruppo di monitoraggio costituitosi con i GAS e Mag2 per
seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, evidenzia con i dati aggiornati al 31 marzo:
– un notevole incremento delle vendite ai GAS e spaccio (+ 100% nel trimestre)
– una riduzione del magazzino di € 100.000 nei primi tre mesi
– l’indebitamento bancario è sceso di € 30.000 in quota capitale.
– la netta riduzione della giacenza di forme: da 3.000 a 2.500 in soli 3 mesi, con la
produzione nel 1° trimestre di solo 40 forme
Tomasoni conferma l’attuale ottimo andamento aziendale e gli obiettivi principali per il
2009: ridurre l’indebitamento bancario relativo al magazzino e ridurre gli oneri finanziari.
Prossimo  appuntamento: La prossima riunione del gruppo di monitoraggio si terrà prima dell’estate, probabilmente da Tomasoni, durante un fine settimana”

Per il prossimo Hub Lunch, o per una gara di cheeserolling sappiamo a chi rivolgerci..
(per il servizio-video del Sole24ore.com sull’esperienza, clicca qui)






Buone pratiche di finanza etica in UK

22 03 2009

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Nel “Money. Otesha Project Uk Handbook” dell’impresa sociale Otesha (già analizzato in questo blog), Erica si dedica ad una rapida descrizione di alcune buone pratiche di finanza tica (una addirittura di una un’università scozzese!), capaci magari di stimolare idee e confronti con le esperienze italiane

La “Co-operative Bank”

Pioniera nell’adozione di parametri etici nella gestione degli investimenti (dal 1992), è l’unica “UK Clearing Bank” che ha reso pubbliche le proprie relazioni finanziarie, dichiarando con chi sarà in affari e con chi non entrerà mai in contatto (Co-operative Financial Services)

La “Edinburgh University People & Planet Ethical Investment Campaign”
L’Università di Edinburgo possiede azioni per un valore di 160 milioni di sterline.
Nel 2002, a seguito delle pressioni di un gruppo di studenti, l’Università rese pubbliche le proprie relazioni di sostegno finanziario a compagnie attive nel commercio e produzione di armi, coinvolte in  disastri ambientali, sfruttamento dei minori ecc. Nacque il “People & Planet Ethical Investment Campaign”, il cui fine – con la collaborazione di Westminster del Parlamento Scozzese – fu indirizzare il fondo azionario dell’Università di Edinburgo verso investimenti “responsabili”.
Dall’estate del 2003, i rappresentanti degli studenti partecipano a tutte le decisioni strategiche, quindi alle assemblee degli azionisti, con potere di voto.
La stessa esperienza è stata replicata alla St Andrews University, così come in altre università britanniche.

Il “Freecycle”
Altra buona pratica è quella del “Freecycle”, un network globale di comunità basate sullo scambio gratuito. Partita nel 2003 in Tucson, Arizona, quando Deron Beal, dipendente di una piccola imprese di riciclaggio, realizzò che molte imprese sociali locali avrebbero potuto riutilizzare parte dei beni inutilizzati ed in buono stato. Oggi il Freecycle Network si compone di 4.080 organizzazioni provenienti da tutto il mondo.

La “MyBnk”
Nel luglio 2006, la ventiseienne Lily Lapenna avviò una banca “inusuale”: “creata dai giovani e dedicata a giovani imprenditori” il cui motto fu “MyBnk, my money, our future”. Target preferenziali furono inizialmente studenti e giovani senza casa. Lavorando a contatto con questi, lo staff di MyBnk decise di ribaltare il rapporto banca-giovane risparmiatore: anziché lasciare alle banche il compito di operare investimenti col denaro dei giovani “correntisti”, questi ultimi possono “far compere” per loro. MyBnk ha favorito una maggiore sensibilizzazione ed alfabetizzazione in termini di CSR, impatto ambientale, facilitazioni sull’internet banking, rendendo capaci le giovani generazioni di risparmiatori nell’indirizzare le proprie decisioni d’investimento verso pratiche di finanza etica e di supporto di iniziative solidali (da parte di charity ed imprese sociali).

Il “Social lending”
Prestiti e risparmi tra persone in alternativa all’intermediazione bancaria. Uno degli aspetti di maggior interesse è l’emergere di siti internet sul “social lending”. Uno di questi è quello di Zopa da poco presente anche negli USA ed in Italia. E’sufficiente andare sul sito, inserire le specifiche relative all’iniziativa da finanziare, e chiunque interessato potrà “credere” nell’iniziativa e divenirne finanziatore..e magari socio.

Piccoli suggerimenti di Erica
–    Chiedi alla tua banca di esporti la propria politica ambientale ed etica; se non ce l’hanno, chiedi loro il perché;
–    preferisci una banca etica, una banca cooperativa o una charity bank, obbligati per statuto nel garantirti investimenti etici;
–    chiedi di ricevere i resoconti delle movimentazioni del tuo conto in formato elettronico, piuttosto che via posta ed in formato cartaceo;
–    nella scelta della carta di credito, preferisci la banca che lega parte dei propri profitti ad organizzazioni nonprofit ed imprese sociali (in Gran Bertagna Oxfam, in Canada le “citizens bank visa cards”)
–    organizza gli “swishing party” con amici per “accedere” a vestiti eleganti, evitando di contrarre debiti e rate.





6 miti del denaro in UK: come scegliere, se proprio dobbiamo, la nostra banca

22 03 2009

“Ah, money. Sadly the world isn’t a safe enough place to keep it all stashed away under our attresses, so most of us have to resort to using banks.”
Così si apre “Money. Otesha Project Uk Handbook”, un manualetto di meno di 30 pagine di sensibilizzazione al risparmio “consapevole” e responsabile. Di semplicissima lettura, prodotto da Otesha, una charity con sede a Londra, ci guida, in compagnia di Sara (studentessa in economia) ed Erica (giovane laureata in economia), nel viaggio di una “neo-risparmiatrice” alla ricerca di un investimento “etico” e di una banca “responsabile” e “trasparente” in Gran Bretagna. Una banca capace di intercettare le loro esigenze informative (semplici quesiti, quali: dove vanno i miei risparmi? cosa c’è dietro ai numeri ed alle figure che mi presentate?) e “vocazionali” (ad es.: vorrei che il mio denaro non fosse utilizzato per sostenere dittature in paesi in via di sviluppo o il commercio d’armi).
Area d’indagine è il sistema del credito in Gran Bretagna, da sempre protagonista (nel bene e nel male) del teatro della finanza internazionale e sede, con Londra della promettente iniziativa della Social Stock Exchange.

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La prima parte dell‘handbook è dedicata alla elencazione di sei “miti del denaro”; nella sua ricerca Sara individua:
–    una sola banca che ha avviato una “ethical policy” riguardo alla gestione degli investimenti (EIRIS, 2003, per maggiori info: EIRIS. Guide to Resposible Banking. Retrieved December 18, 2007);
–    tre banche (HSBC, Barclay’s e Lloyd’s) che continuano a detenere il debito dei Paesi in via di sviluppo (EIRIS, 2003);
–    tre infine il numero delle banche (indovinate un pò: HSBC, Barclay’s e Lloyd’s) in Gran Bretagna che operano  in paesi in cui vigono regimi oppressivi e violazioni dei diritti umani (EIRIS, 2003).

I MITI DEL DENARO

Mito n.1: Le banche non sono consapevoli dei loro investimenti in compagnie “unethical”
Le triangolazioni e gli scambi sulle varie “piazze” finanziarie portano le banche ad investire in qualsiasi attività che possa portare alla massimizzazione della redditività degli impieghi (il denaro dei risparmiatori) senza tener conto degli impatti che queste hanno sul territorio e sull’economia tutta, contravvenendo in molti casi alla Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, all’insaputa dei risparmiatori disinteressati o poco attenti.

Mito n.2: Come singolo, non posso incidere nel cambiare la policy della mia banca
Nel passato in Gran Bretagna ci sono già state esperienze di successo di pressione popolare verso compagnie “irresponsabili” . Ad oggi è possibile registrare un gran numero di banche che hanno aderito alla cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo  (ad eccezione delle già citate Barclay’s, HSBC e Lloyd’s).
Chi lo dice che per far soldi non si possa perseguire un comportamento responsabile ed etico?

Mito n.3: Quando le banche prestano denaro, suppongono che saremo capaci di restituire loro l’intero ammontare
Ovviamente nessuno può garantire sulla restituzione, completa e regolare, di quanto prestato. Quando infatti non si rispetta quanto concordato nei tempi e nell’ammontare, le banche cominciano a maturare interessi.  Ad oggi in Gran Bretagna:
–    Il debito personale dei britannici verso le banche supera i 1.355 miliardi di sterline (BBC. Retrieved December 18, 2007);
–    Il tasso annuale d’interesse sulle carte di credito è tra il 15 ed il 20%;
–    Il tasso annuale d’interesse sulle carte prepagate è del 30%;
–    15 milioni di persone sono possessori di carte prepagate;
–    a Dicenbre 2007, 210.440 persone hanno dichiarato bancarotta (The independent. Retrieved December 18, 2007)
–    Gli Studenti entrati nell’università nel 2007, possono prevedere al completamento degli studi, un debito personale (in media) pari a 17.500 sterline (BBC, 2007).
Un’alternativa? Andare sul sito di MyBnk, impresa sociale londinese. Potreste, ad esempio, utilizzare la vostra carta di credito ed operare piccole donazioni (da parte della vostra banca) ad una charity (precedentemente identificata) ogni qual volta la carta viene utilizzata.

Mito n.4: Quindi, se le banche hanno vantaggio nell’offrire linee di credito, carte, altri strumenti finanziari, l’accesso al credito è garantito a chiunque
Sfortunatamente, anche questo si rivela un mito. Alle debolezze del sistema creditizio hanno risposto, in parte, le iniziative di microcredito. Sono pratiche orami consolidate quelle della  Grameen Bank in Bangladesh, di Accion International, di Fair Finance a Londra – in cui lavora il pugliese Riccardo -.
Quindi, qualora avessimo un surplus di liquidità, potremmo investirlo in programmi di microcredito (ad es. www.goodgifts.org) o nel sostenere la raccolta fondi di charity ed imprese sociali attive in iniziative di microcredito (ad es. Okfam, Unicef).

Mito n.5: Le banche sembrano istituzioni senza volto, sembrano tutte uguali
Le banche etiche e le banche cooperative potrebbero essere una valida alternativa. Nel 2005, erano presenti in 92 paesi, con oltre 157 milioni di associati. In Irlanda gran parte della popolazione si affida ad esse, così come in Nord America e per il 30% in Australia (World Council of Credit Unions Inc. ‘World Wide Credit Unions 2005 Statistical Report’, 2006).
In Gran Bretagna è possible associarsi alla Co-operative Bank, che presenta una politica chiara ed etica della gestione dei risparmi (Co-operative Bank Ethical Policy Statements. December 18, 2007); è possibile riferirsi alla Charity Bank, alla Triodos Bank una delle prime banche etiche in Europa; alla The Ecology Building Society; alla The Catholic Building Society.

Mito n. 6: Anche se il denaro è la causa di molti problemi, si rivela necessario per ogni nostra singola azione
Anche se può sembrare una follia, diverse pratiche in economie locali, basate sul baratto o su monete locali, hanno favorito (e stanno favorendo) una gestione “alternativa” del risparmio da parte dei cittadini di una comunità e degli stessi intermediari finanziari.
La prima moneta locale ha avuto i suoi natali nel 1991 a Ithica, New York. Qui ancora oggi gli imprenditori stabiliscono il valore dei loro prodotti e servizi sulla base di un numero di ore (o porzione di ora). I clienti possono acquistare gli stessi in moneta o in “Ithica hours”, ovvero con un mix dei due: ecco che il costo di un biglietto del treno per i residenti può consistere per una metà in cash e per l’altra in moneta locale, quindi ore da dedicare per una attività ritenuta “di valore” dalla controparte.
In Canada ad esempio, è presente un sistema similare, il Calgary Dollars, in UK invece si sono affermati i c.d. Local Exchange Trading Systems (LETS); circa 300 con 30mila associati (LETS Link UK. 2006). Si ricordano infine le Banche del tempo, la rete “Freecycle”, altri sistemi di “baratto commerciale”.

Altri parametri per premiare le banche a cui affidare i nostri risparmi, potrebbero consistere nel preferire di non ricevere i resoconti delle nostre movimentazioni per posta, bensì on-line, ovvero nel valorizzare le pratiche interne di risparmio energetico e di raccolta differenziata.