I G8 come Nerone, mentre il mondo brucia

8 07 2009

OXFAM_620Foto: Afp

Mentre il mondo brucia alle loro spalle, i “grandi” sono indifferenti: è l’niziativa dimostrativa di Oxfam e Ucodep al Circo Massimo di Roma, per denunciare i fallimentari risultati ed i mancati impegni assunti a favore dei Paesi in via di sviluppo. Le azioni dimostrative “creative” si stanno moltiplicando in numero e forma. Sarebbe interessante segnalarci cosa avviene in giro per il mondo in tal senso, e raccogliere dalla blogosfera le immagini più incisive, di maggiore impatto e significato; che siano di ispirazione per gli innovatori sociali che traducono questi messaggi e princìpi in risposte e pratiche quotidiane..

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La social innovation nelle stanze dei bottoni

15 03 2009

euDa fine gennaio 2009, la social innovation è entrata – almeno sulla carta – nelle “stanze dei bottoni” con l’istituzione del’Office of Social Innovation del Predidente Obama ed una nuova spinta da parte del Presidente Barroso verso un binomio innovazione strategica-obiettivi sociali.

Un“Office of Social Innovation” alla Casa Bianca, un incontro di due giorni tra il Presidente Barroso e diversi commissari per ripensare come l’Europa possa sostenete e accelerare la social innovation.

Come ricordato dalla Young Foundation in un recente post: la Danimarca ha da tempo apportato innovazioni all’interno dei dipartimenti governativi (politiche sociali, industria); in Italia è stata istituita Banca Prossima, la banca per  le imprese sociali; in Australia e Nuova Zelanda sono attivi i centri di ricerca per la social innovation; la Spagna sta avviando la “Social Silicon valley” (per approfondire vedi l’articolo del The Guardian); in Korea, l’Hope Institute mette in contatto via web le idee dei cittadini con le istituzioni governative.

Geoff Mulgan, direttore della Young Foundation, afferma che la crisi economica ha favorito l’ingresso della social innovation nell’economia “mainstream” in particolare su temi legati alla creatività sociale, al cambiamento climatico, alle “hyperdiverse cities”. Lo stesso Mulgan fa parte del gruppo di 38 consulenti esterni per la Social Agenda della Commissione Europea , avviata da Barroso il 2 luglio 2008. Eccone un rapido elenco (circa la metà sono donne):
–    2 referenti della Young Foundation in UK,
–   1 della Mindlab danese  (società di consulenza per soluzioni innovative per la pubblica amministrazione),
–    il vice prediente della BEI (Banca Europea degli Investimenti),
–    1 dalla belga Business Europe,
–    1 della Rural Voices of Youth, rappresentante UNICEF in Bulgaria,
–    il direttore della Social Platform,  a capo di un network di ONG a livello europeo,
–    2 referenti dell’associazione sportiva francese SIEL Bleu,
–    l’impresa sociale
per i servizi alla persona In Control, in UK,
–    l’imprenditore sociale tedesco Franz Dullinger, ora in Ashoka,
–    il direttore della belga European anti-poverty network (network di nonprofit e ONG per la lotta alla povertà),
–    il presidente di Caritas Europa,
–    la European Trade Union Institute,
–    2 referenti di Cisco Systems, UK,
–    la think thank francese Notre Europe,
–    e quella internazionale (di cui fa parte, tra i promotori, anche Giuliano Amato) Policy Network,
–    Social Innovation Camp,
–    Andrea Muccioli, Comunità di San Patrignano,
–    AGE Platform, iniziativa per la tutela dgli anziani,
–    L’Osservatorio Sociale Europeo,
–    La Charles University di Praga,
–    La Freiss Ltd, società di consulenza in UK
–    La estone Health Estonian Foundation,
–    La University Aix di Marsiglia,
–    La BARKA Foundation for Mutual Help in Polonia,
–    La FEANTSA, (European Federation of National Organisations Working with the Homeless),
–    La referente portogherse del programma EQUAL,
–    L’European Youth forum,
–    Il think thank belga sulle politiche europee, Bruegel,
–    La European’s women Lobby,
–    Il CEO dell’iniziativa pilota europea Second Chance School,
–    L’Euroean Policy Centre EPC,
–    La European Trade Union Confederation (ETUC),
–    L’European Economic and Social Committee della Commissione Europea
.

I paesi rappresentati sono: Gran Bretagna (7), Danimarca, Belgio (con più organizzazioni lobbistiche ed iniziative comunitarie), Bulgaria, Francia (3), Germania, Italia, Repubblica Ceca, Estonia, Polonia, Portogallo.

Sarà interessante monitorare la”task force” europea e le future evoluzioni dell’Office americano. Nel mentre, scriviamo ad Andrea Muccioli ed a Giuliano Amato per un appuntamento no?!





Quando gli aiuti fanno male

24 11 2008
Vanessa Vick for The New York Times

Vanessa Vick for The New York Times

È uno scandalo che dura da decenni. Il mondo diventa sempre più ricco, mentre l’Africa continua a morire di fame. ONG internazionali continuano a dirci di donare per salvare una vita, offrire un po’ d’acqua pulita, regalare un po’ d’educazione. Ma siamo veramente sicuri questa sia la strada giusta?

L’Ugandese Sorious Samura ha realizzato un video per Panorama (UK) ed ha scritto una serie di articoli sul sito della BBC spiegando ad un pubblico laico perché gli aiuti non sono sempre la cosa migliore per un paese in via di sviluppo. Una prospettiva importante e molto controversa, ma fondamentale per quelli tra voi che s’interessano di cooperazione allo sviluppo.





Genova. J’accuse.

18 07 2008

Facendo eco al Pais, che si domandava 2 giorni fa se stia tornando il fascismo in Italia, Nick Davies scrive ieri sul Guardian, uno dei giornali britannici piu’ autorevoli, una riflessione agghiacciante sul dramma di Genova e sulla mancanza di giustizia a seguito degli avvenimenti del G8 del 2001. Conoscendo di persona alcuni dei cittadini britannici che sono stati vittime della violenza della polizia, posso garantire che l’articolo e’ molto fedele ai fatti. Gli inglesi non sono annebbiati dalla falsa retorica del velenoso clima politico italiano. Non hanno ragione di inventare storie.

Ed e’ anche un monito a chi in Italia crede che tutto sia ormai concesso, che quello che sta succedendo non sia notato all’estero. E’ notato. E l’indignazione, soprattutto in paesi con sistemi democratici funzionanti, e’ fortissima. In un sistema sempre piu’ integrato come quello europeo, quest’indignazione non potra’ che tradursi presto in azione politica.





Note da Tällberg

1 07 2008

Dal 26 al 29 giugno, l’Hub si è unito a decine di pensatori e leaders da 70 paesi diversi che si sono recati a Tällberg, in Svezia, per dare una risposta alla domanda: “Come possiamo vivere insieme? Alla ricerca di un significato comune”. Al cuore delle discussioni intavolate, le sfide globali che – secondo i promotori dell’evento – emergono dalla crescente sconnessione tra uomo e natura.

Durante l’evento, gli organizzatori hanno riflettuto su come creare sistemi che portino ad una maggiore sostenibilità globale in tutti i settori di rilievo: i governi, le instituzioni globali, la società civile, i mercati finanziari, il settore del business, la filantropia e la tecnologia informatica.

Il messaggio che è uscito da queste conversazioni: business-as-usual non basta. Piccole modifiche a questo sistema economico globalizzato ancorato al petrolio, con i suoi sistemi di governance vecchi 50 anni legati ad un concetto di stato-nazione antiquato, non sono sufficienti. Il mondo ha bisogno di nuove soluzioni, radicate nell’interdipendenza che ci lega e promosse da una leadership coraggiosa e integra.

Secondo la Fondazione Tällberg (ma anche per noi dell’Hub), nuove idee stanno sorgendo tutt’intorno a noi. Si tratta di aiutarle a prendere il volo, rompendo quegli schemi che ne soffocano il nascere. Eventi come quello dello scorso fine settimana sono chiave per consentire a nuove idee di nascere. Spazi come l’Hub sono necessari alla loro crescita e al loro sviluppo.





Micro-finanza = micro-impatto?

13 06 2008

Jean-Michel Severino, direttore dell’Agence Française de Développement (AFD) nonché ex vice-direttore della Banca Mondiale, ha tenuto una conferenza il 9 giugno a Chatham House (Londra) intitolata “Official Development Assistance: a New Paradigm for a New Century”. Il suo argomento centrale è intrigante: gli aiuti internazionali in sostegno allo sviluppo dei paesi più poveri non sono altro che un sistema di previdenza e assistenza sociale su scala globale, in risposta agli effetti della globalizzazione.

Mentre alcuni paesi in via di sviluppo, spiega Severino, riusciranno – sulla base di una liberalizzazione dei mercati e del commercio – ad uscire dalla loro condizione d’indigenza, altri (soprattutto africani, post-bellici e senza sbocco al mare) avranno bisogno di molti decenni di welfare state globale per uscire dal tunnel.

Queste considerazioni rieccheggiano altre fatte da Severino sul sito di Ideas 4 Development, a proposito dell’impatto che può avere il microcredito sulle società in via di sviluppo:

“Dobbiamo valutare il microcredito per quello che è: un importante strumento nella lotta alla povertà, ma spesso con un impatto più sociale che economico, e certamente non una panacea assoluta. […] Non può da solo offrire opportunità d’investimento laddove non ce ne siano, né superare tutti gli ostacoli di natura geofisica, politica, culturale che impediscono ai paesi in via di sviluppo di emergere. Come dice il Professor Yunus, il microcredito può contribuire a cambiare le strutture del capitalismo. Ma non può rimpiazzare l’importanza d’investimento in educazione e sanità. Dovrebbe pertanto essere visto come una componente di una più vasta politica di assistenza sociale su scala globale.”

Il parallelo con il caso Italia è d’obbligo per noi che leggiamo queste frasi. Vale la pena chiedersi se possiamo tracciare dei paralleli con l’esperienza della Cassa del Mezzogiorno nel Sud del Paese, e valutarne gli aspetti positivi (ridistribuzione sociale, sostegno alle fasce più deboli, etc.) e quelli negativi (creazione di un clima di dipendenza, soffocamento dell’imprenditorialità, burocratizzazione, corruzione). Il rapporto Nord-Sud del mondo non è forse poi tanto differente.