Radiomamma: una Milano a dimensione famiglie

14 11 2008

SI chiama Radiomamma, in onore al al tam tam informale di dritte, consigli e indirizzi grazie a cui genitori e nonni riescono a cavarsela in città. Spostato il tam tam dalla panchina del parco alla rete, Radiomamma nasce come sito d’informazione e di servizi per genitori e nonni che vogliono godersi Milano e contribuire a renderla una città capace di intercettare e rispondere in maniera creativa ai bisogni delle famiglie.

Al cuore di questo bellissimo esempio d’innovazione sociale attraverso la rete – degno di un Social Innovation Camp – c’è una vera e propria strategia d’impresa sociale: un bollino di qualità con cui Radiomamma premia gli esercizi commerciali e i professionisti che rispondono a specifici criteri di attenzione e disponibilità verso le famiglie.

Il futuro delle mamme milanesi si prospetta molto piu’ roseo di quello subito finora. A volte, la rabbia fa fare belle cose!





Keystone sui mercati della filantropia in rete

18 07 2008

Il mio amico Paul mi fa notare uno studio di Keystone (qui in PDF) sul mercato della filantropia in rete – come ad esempio GlobalGiving, Kiva, Network for Good, GiveIndia e HelpArgentina – che offrono il potenziale di trasformare la qualità e quantità delle risorse per lo sviluppo sociale, sia a livello nazionale che internazionale.

Lo studio rivela un dato interessante: la filantropia in rete e per sua natura innovatrice, e sta colmando quei buchi che il settore non-profit fa tradizionalmente fatica a riempire, come ad esempio l’accountability verso i soggetti beneficiari, o la trasparenza sull’impatto del lavoro svolto.

Tuttavia, aggiunge lo studio, c’è ancora parecchia strada da fare. La maggior parte dei siti è ancora orientata verso una beneficenza tradizionale, che metta la coscienza di chi dona a posto, più che avere un reale impatto sui problemi da risolvere. Quelli che hanno un approccio d’investimento sociale restano una minoranza. Informazioni sulla performance delle organizzazioni e sulla qualità del loro lavoro sono ancora poche e difficilmente raggiungibili, cosa che impedisce l’emergere di investimenti sociali di più ampia portata.





Contro la mitologia delle città creative

13 07 2008

Wired rilancia un appello della Toronto Free Gallery ad artisti perché svelino la mitologia delle città creative. Si tratta di un progetto di critica al processo distruttivo che porta molte città a promuovere isole della creatività sul loro territorio, attratte dal potenziale ricavato socio-economico che generalmente accompagna l’emergere di questi conglomerati.

Quello che queste città non prendono in considerazione è l’impatto che questo processo ha sulle comunità locali, che spesso sono marginalizzate dal boom edilizio e sociale innescato. Spiegano gli organizzatori Heather Haynes and Izida Zorde:

Consumatori delle classi abbienti vengono idolatrati per il loro potere d’acquisto e di rigenerazione sociale all’interno di spazi urbani, mentre le classi operaie sono abbandonate ad un sistema di lavori precari, mal-pagati e monotoni che sostengono lo stile di vita del primo gruppo. Quelli che erano un tempo quartieri culturalmente ricchi ed economicamente sostenibili, diventano ad un tratto il parco giochi di speculatori edili, che creano spazi urbani costosi ed inaccessibili nel nome del guadagno.

Mandate le vostre proposte progettuali in inglese a heather@torontofreegallery.org o a Toronto Free Gallery, 1277 Bloor Street West, Toronto, ON M6H 1N7 (Canada).





Note da Tällberg

1 07 2008

Dal 26 al 29 giugno, l’Hub si è unito a decine di pensatori e leaders da 70 paesi diversi che si sono recati a Tällberg, in Svezia, per dare una risposta alla domanda: “Come possiamo vivere insieme? Alla ricerca di un significato comune”. Al cuore delle discussioni intavolate, le sfide globali che – secondo i promotori dell’evento – emergono dalla crescente sconnessione tra uomo e natura.

Durante l’evento, gli organizzatori hanno riflettuto su come creare sistemi che portino ad una maggiore sostenibilità globale in tutti i settori di rilievo: i governi, le instituzioni globali, la società civile, i mercati finanziari, il settore del business, la filantropia e la tecnologia informatica.

Il messaggio che è uscito da queste conversazioni: business-as-usual non basta. Piccole modifiche a questo sistema economico globalizzato ancorato al petrolio, con i suoi sistemi di governance vecchi 50 anni legati ad un concetto di stato-nazione antiquato, non sono sufficienti. Il mondo ha bisogno di nuove soluzioni, radicate nell’interdipendenza che ci lega e promosse da una leadership coraggiosa e integra.

Secondo la Fondazione Tällberg (ma anche per noi dell’Hub), nuove idee stanno sorgendo tutt’intorno a noi. Si tratta di aiutarle a prendere il volo, rompendo quegli schemi che ne soffocano il nascere. Eventi come quello dello scorso fine settimana sono chiave per consentire a nuove idee di nascere. Spazi come l’Hub sono necessari alla loro crescita e al loro sviluppo.





Come ripulire Napoli in un giorno

29 05 2008

thanks, explodingdog.com

Come si sa, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Se Napoli è sulla prima pagina dei giornali nazionali ed internazionali per la terribile emergenza rifiuti, l’Estonia ci mostra un esempio d’innovazione e partecipazione di massa di natura inversa: come coinvolgere 50.000 persone nella ripulitura di una nazione. Altro che pulizie di primavera!

Anthony Williams descrive l’evento sul blog di Wikinomics:

“Quando gli Estoni hanno ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, non hanno acquisito solo la libertà politica, ma anche migliaia di tonnellate di rifiuti gettati illegalmente in discariche abusive. Quando molti cittadini hanno cominciato a pensare che fosse giunta l’ora di ripulire il paese, non si sono rivolti al governo, ma a decine di migliaia di loro compatrioti.

Usando sistemi di posizionamento satellitare con l’aiuto di Google Maps, due giovani imprenditori sociali (Ahti Heinla e Rainer Nolvak) hanno messo in moto una rete di volontari per identificare l’esatta collocazione di oltre 10.000 discariche abusive, incluse descrizioni dettagliate e fotografie. Non contenti, hanno ideato la seconda ambiziosa fase del progetto: ripulire l’80% delle discariche in un solo giorno, facendo leva su sistemi di collaborazione di massa.

Così, il 3 maggio, oltre 50.000 persone hanno rastrellato campi, foreste e rive fluviali, raccogliendo qualunque oggetto sul loro cammino, da gomme d’automobile a latte di vernice, il tutto davanti alle telecamere della BBC. La maggior parte dei rifiuti è stata poi spedita a discariche legali, spesso in veicoli di proprietà degli stessi volontari.

Se 50.000 Estoni – si domanda Williams – possono ripulire un paese (anche se piccolo) in un giorno, immaginate voi cos’altro si possono mettere in testa di fare. Come ha spiegato Tiina Urm, una delle coordinatrici del progetto, a Reuters: ‘La spazzatura è un pretesto. L’obbiettivo è quello di cambiare la testa alle persone. L’anno prossimo troveremo qualcos’altro da fare!’”.

Certo, il problema dei rifiuti a Napoli è molto più complesso di quello risolto dagli Estoni, ma è anche vero che finora sono pochi quelli che hanno cercato di risolvere il problema in maniera più creativa e partecipativa. Forse è giunto il momento di smettere di pensare che il governo possa risolvere tutti i nostri problemi, e cominciare a pensare che il futuro delle nostre città e del nostro paese sia in realtà nelle nostre mani.





Pioneers of Change: decimo anniversario

26 05 2008

Pioneers of Change celebra il suo decimo anniversario organizzando una riunione di giovani da tutto il mondo tra l’8 ed il 12 settembre ad Axladitsa-Avatakia, in Grecia. Questa riunione sarà un’occasione unica per giovani che vogliono condividere storie e sviluppare strategie per creare un mondo più equo e sostenibile. Durante l’evento, i partecipanti potranno condividere storie, idee ed esperienze in uno spazio aperto e condiviso, volto a stimolare l’emergere di nuove idee per un futuro migliore.

Pioneers of Change è un network globale fondato nel 1999 da rappresentanti di 16 differenti paesi, e dedicato allo scambio d’informazioni e di metodologie tra giovani generazioni che si stanno dedicando a trasformare e migliorare gli attuali sistemi socio-economici. Questi “Pionieri del Cambiamento” sono imprenditori sociali, rappresentanti del terzo settore, dell’impresa e dell’amministrazione pubblica, nonché artisti, insegnanti e liberi professionisti provenienti da molteplici estrazioni socio-culturali.

Per maggiori informazioni e per registrare, visitate il sito di Axladitsa o di Pioneers of Change, o contattate axladitsa@gmail.com.





Terra Futura – Firenze 23/25 maggio 08

22 05 2008

Mariangela Della Monica segnala sul portale elettronico In Toscana l’apertura domani della quinta edizione di Terra Futura, una delle più importanti manifestazioni in Italia dedicate al vivere sostenibile:

500 espositori provenienti da tutto il mondo, oltre 200 convegni e decine di seminari e workshop. Offrirà questo e molto altro la V edizione di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità. La presentazione del programma è avvenuta oggi in Palazzo Bastogi. Ugo Biggeri, presidente della Fondazione culturale responsabilità etica onlus e ideatore della manifestazione, ha descritto il calendario della 3 giorni dedicata alla sostenibilità. Terra Futura apre i battenti alla Fortezza da Basso di Firenze venerdì 23 maggio e prosegue fino a domenica 25, l’ingresso è gratuito.

Molte le sezioni espositive, dall’area Abitare Naturale – che include il Premio Architettura e Sostenibilità per la migliore tesi di laurea e dottorato di ricerca sui temi dell’architettura sostenibile, dell’innovazione tecnologica e della partecipazione – all’area TutelAmbiente, dedicata appunto alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, al riciclo, al riuso e al turismo responsabile.

In Toscana segnala due iniziative particolarmente interessanti, una inerente alla coltivazione, trasformazione e commercializzazione della canapa da fibra, l’altra denominata l’Ovetto, un contenitore ideato dell’architetto Gianluca Soldi per favorire una raccolta domiciliare differenziata dei rifiuti.

Un appuntamento da non perdere!





Network virtuali e citta’ reali

20 05 2008

La domanda alla base del seminario 1 all’Innovation Edge Conference e’: i cosiddetti siti “social networking” (come Bebo, Facebook o MySpace) rappresentano le nuove citta’ dell’innovazione? Se oggi l’aggregazione di menti innovative avviene in spazi fisici urbani, spesso sotto impulso di politiche locali (San Francisco, Manchester, etc.), possiamo pensare ad un futuro in cui quest’aggregazione avverra’ in rete?

La risposta data dal pannello e’: persone creative non possono diventare innovative se non sono connesse. Questa connessione pero’ puo’ avvenire sia fisicamente sia virtualmente. L’emergere di network puo’ essere facilitata, ma non puo’ essere imposta. Questi aggregamenti d’innovazione emergono dall’interazione organica di individui in spazi eletti, non costretti.

E’ interessante notare che, se per alcuni di noi i siti di social networking riflettono uno spazio d’interazione geograficamente molto vasto ed internazionale, per la maggior parte ricalcano un circolo sociale molto localizzato. In altre parole, spesso i membri dei siti di social networking riflettono relazioni spaziali gia’ esistenti e radicate in un territorio, piu’ che crearne di nuove. Basta vedere la distribuzione di siti di social networking su scala globale per rendersi conto che la geografia relazionale in rete importa, eccome.

D’altro canto, osservatori notano che una crescita d’interazione Web 2.0 in linea potrebbe significare un declino d’interazione fisica, o in altre parole di capitale sociale. Se da un lato le nuove generazioni si sono distaccate dalla televisione, cosa positiva per quel che riguarda il rafforzamento di relazioni sociali, d’altro canto ricercano e mantengono queste relazioni soprattutto in rete. L’impatto sociale di questo cambiamento e’ ancora tutto da valutare.

Il seminario, in conclusione, non offre una risposta molto chiara sul tema proposto. Si parla poco o per niente di economie urbane ed economie in rete. Non si parla per nulla di globalizzazione urbana e globalizzazione tecnologica, di relazione tra capitali finanziari, sistemi urbani e sistemi in rete, tutti temi cari alla sociologa Saskia Sassen. Un vero peccato, perche’ un dibattito su questi temi avrebbe reso questo seminario su citta’ e siti di social networking molto piu’ interessante e rilevante.