Benvenuta, tecnologia!

20 02 2009

Molti di voi, come me, sono dei tech-entusiasti, una condizione (forse patologica) un po’ rara in un paese, come l’Italia, un po’ troppo ossessionato dal passato. Siamo quelli che hanno tormentato gli edicolanti per settimane per sapere quando sarebbe finalmente uscito Wired Italia (e quand’e’ apparso, be’, non ha per niente deluso). Quelli che credono nel potere dell’innovazione attraverso la tecnologia (ma non solo) di rendere il mondo ogni giorno un po’ migliore per un po’ piu’ di persone. Soprattutto, quelli che credono che gli nuovi strumenti di partecipazione in rete – i cosiddetti social media – galvanizzeranno una rinascita democratica nel nostro paese, cosi’ com’e’ stato negli Stati Uniti e come si comincia ad osservare altrove.

Be’, per noi – per voi – ecco dunque una lista di sviluppi interessantissimi proprio nel campo dei social media in relazione alla politica, all’attivismo democratico, alla partecipazione in rete, al volontariato, tutti presi di peso dal PolicyPitch Blog. Mi ci vorranno giorni per spulciarlo tutto, ma vi assicuro, ne vale la pena!

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Un messaggio di pace a San Valentino

13 02 2009

Federico, membro dell’Hub di Amsterdam, ci spiega il suo “Valentine Peace Project“, un’iniziativa globale che vuole usare questo giorno dell’anno per mandare un messaggio di pace a tutte le persone che conosciamo!





Pubblicati i risultati del Digital Youth Project

20 11 2008

Giunge al termine il progetto Digital Youth Project, uno studio di ricerca finanziato dalla MacArthur Foundation sul comportamento dei giovanissimi (americani) in rete. Le conclusioni sono intelligenti e fondamentali per chi vuole capire come relazionarsi alle nuove generazioni attraverso la rete. Al cuore delle conclusioni c’è l’idea che tutta la “roba di social networking” che i ragazzi fanno online è fondamentale nel loro processo formativo.

Gli autori della ricerca – tra cui l’eminente antropologa culturale e sociologa Mimi Ito – insistono su 3 aspetti fondamentali delle attività in rete dei ragazzi: hanging out (attività sociali slegate tra loro), messing around (gioco con i media, i network e la tecnologia) e geeking out (immersione in tematiche specifiche e creazione di comunità d’interesse). Per ciascuna categoria, Ito spiega quali tecniche d’interazione e formazione guidate da adulti ed educatori abbiano funzionato, e quali abbiano miseramente fallito.

Il tutto in rapporto di 55 semplici e chiare pagine, in aggiunta ad un riassunto di 2 pagine e ad un libro più completo che si intitola (appunto) Hanging Out, Messing Around, and Geeking Out: Kids Living and Learning with New Media.

Lo studio è stato definito da molte parti la migliore relazione sul comportamento dei giovani in rete, lontano anni luce dall’isteria giornalistica che parla solo di pedofili in rete e giovanissimi Internet-dipendenti.

Se vi interessano i giovanissimi e volete capire come si avvicinano alla tecnologia, questo studio fa per voi.





Radiomamma: una Milano a dimensione famiglie

14 11 2008

SI chiama Radiomamma, in onore al al tam tam informale di dritte, consigli e indirizzi grazie a cui genitori e nonni riescono a cavarsela in città. Spostato il tam tam dalla panchina del parco alla rete, Radiomamma nasce come sito d’informazione e di servizi per genitori e nonni che vogliono godersi Milano e contribuire a renderla una città capace di intercettare e rispondere in maniera creativa ai bisogni delle famiglie.

Al cuore di questo bellissimo esempio d’innovazione sociale attraverso la rete – degno di un Social Innovation Camp – c’è una vera e propria strategia d’impresa sociale: un bollino di qualità con cui Radiomamma premia gli esercizi commerciali e i professionisti che rispondono a specifici criteri di attenzione e disponibilità verso le famiglie.

Il futuro delle mamme milanesi si prospetta molto piu’ roseo di quello subito finora. A volte, la rabbia fa fare belle cose!





Keystone sui mercati della filantropia in rete

18 07 2008

Il mio amico Paul mi fa notare uno studio di Keystone (qui in PDF) sul mercato della filantropia in rete – come ad esempio GlobalGiving, Kiva, Network for Good, GiveIndia e HelpArgentina – che offrono il potenziale di trasformare la qualità e quantità delle risorse per lo sviluppo sociale, sia a livello nazionale che internazionale.

Lo studio rivela un dato interessante: la filantropia in rete e per sua natura innovatrice, e sta colmando quei buchi che il settore non-profit fa tradizionalmente fatica a riempire, come ad esempio l’accountability verso i soggetti beneficiari, o la trasparenza sull’impatto del lavoro svolto.

Tuttavia, aggiunge lo studio, c’è ancora parecchia strada da fare. La maggior parte dei siti è ancora orientata verso una beneficenza tradizionale, che metta la coscienza di chi dona a posto, più che avere un reale impatto sui problemi da risolvere. Quelli che hanno un approccio d’investimento sociale restano una minoranza. Informazioni sulla performance delle organizzazioni e sulla qualità del loro lavoro sono ancora poche e difficilmente raggiungibili, cosa che impedisce l’emergere di investimenti sociali di più ampia portata.





Contro la mitologia delle città creative

13 07 2008

Wired rilancia un appello della Toronto Free Gallery ad artisti perché svelino la mitologia delle città creative. Si tratta di un progetto di critica al processo distruttivo che porta molte città a promuovere isole della creatività sul loro territorio, attratte dal potenziale ricavato socio-economico che generalmente accompagna l’emergere di questi conglomerati.

Quello che queste città non prendono in considerazione è l’impatto che questo processo ha sulle comunità locali, che spesso sono marginalizzate dal boom edilizio e sociale innescato. Spiegano gli organizzatori Heather Haynes and Izida Zorde:

Consumatori delle classi abbienti vengono idolatrati per il loro potere d’acquisto e di rigenerazione sociale all’interno di spazi urbani, mentre le classi operaie sono abbandonate ad un sistema di lavori precari, mal-pagati e monotoni che sostengono lo stile di vita del primo gruppo. Quelli che erano un tempo quartieri culturalmente ricchi ed economicamente sostenibili, diventano ad un tratto il parco giochi di speculatori edili, che creano spazi urbani costosi ed inaccessibili nel nome del guadagno.

Mandate le vostre proposte progettuali in inglese a heather@torontofreegallery.org o a Toronto Free Gallery, 1277 Bloor Street West, Toronto, ON M6H 1N7 (Canada).





Note da Tällberg

1 07 2008

Dal 26 al 29 giugno, l’Hub si è unito a decine di pensatori e leaders da 70 paesi diversi che si sono recati a Tällberg, in Svezia, per dare una risposta alla domanda: “Come possiamo vivere insieme? Alla ricerca di un significato comune”. Al cuore delle discussioni intavolate, le sfide globali che – secondo i promotori dell’evento – emergono dalla crescente sconnessione tra uomo e natura.

Durante l’evento, gli organizzatori hanno riflettuto su come creare sistemi che portino ad una maggiore sostenibilità globale in tutti i settori di rilievo: i governi, le instituzioni globali, la società civile, i mercati finanziari, il settore del business, la filantropia e la tecnologia informatica.

Il messaggio che è uscito da queste conversazioni: business-as-usual non basta. Piccole modifiche a questo sistema economico globalizzato ancorato al petrolio, con i suoi sistemi di governance vecchi 50 anni legati ad un concetto di stato-nazione antiquato, non sono sufficienti. Il mondo ha bisogno di nuove soluzioni, radicate nell’interdipendenza che ci lega e promosse da una leadership coraggiosa e integra.

Secondo la Fondazione Tällberg (ma anche per noi dell’Hub), nuove idee stanno sorgendo tutt’intorno a noi. Si tratta di aiutarle a prendere il volo, rompendo quegli schemi che ne soffocano il nascere. Eventi come quello dello scorso fine settimana sono chiave per consentire a nuove idee di nascere. Spazi come l’Hub sono necessari alla loro crescita e al loro sviluppo.