Un (Enorme) Orto Sui Tetti di Brooklyn

2 07 2009

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Di certo non e’ il tipico orto urbano a cui siamo abitutati. Specialmente nelle dimensioni. Quello costruito da Ben Flanner e Annie Novak e’ un emorne orto che si stende sui tetti di una vecchia fabbrica di bagel di Brooklyn. La coppia ha presentato il proprio progetto lo scorso Aprile alla Brooklyn Food Conference e da quel momento si e’ presentato un esercito di volontari per portare un po’ di verde in una zona della citta’ decisamente poco bucolica.

L’ orto e’ stato disegnato dall’ azienda Good Green e prevede anche un alveare per favorire l’ impollinazione e quindi una migliore e piu’ ricca produzione di varieta’ vegetali.

Insomma un progetto da prendere ad esempio sperando che un giorno anche le Google Maps italiane si tingano di verde!

[via Kottke]

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Un orto tra l’asfalto

4 03 2009
Courtesy: Jon Popham @ www.takepart.com

Courtesy: Jon Popham @ http://www.takepart.com

Il fenomeno dell’orto urbano, proposto come ridefinizione moderna dello spazio urbano, come ha fatto il gruppo Work Architecture Company di New York, che ha vinto l’edizione 2008 del premio MoMa per giovani architetti, sta sempre più prendendo piede. Ma non solo: ai giardini ricavati da spazi abbandonati, alla valorizzazione degli scarti, si affiancano le cucine biologiche, gli esperimenti di compostaggio degli scarti alimentari, la creazione di network di persone che collaborano insieme per migliorare alcuni aspetti della propria vita quotidiana. E che trovano in questi momenti un occasione per intrecciare anche relazioni per ricreare un patrimonio di beni comuni e una filosofia della vita basata su aspetti etici che hanno un concreto effetto anche sulle economie locali.

In Italia molti gruppi stanno portando avanti iniziative di questo tipo. Tra questi c’è Crepeurbane, che a Bologna, presso l’Urban Center, ha presentato la mostra fotografica Ins*orti Crepe Fertili. Le immagini riportavano l’atlante delle specie vegetali spontanee maggiormente diffuse sul territorio urbano bolognese; quelle che colonizzano le infinite crepe urbane, e che, nonostante le loro apparenti dimensioni di fragilità, fratturano muri e strade. Gli interventi di Crepe urbane e degli altri guerrilla gardeners recuperano l’eterogenicità, proprio a partire da ciò che più è stato soffocato dal tessuto urbano a sviluppo rapido. Liberare le piante e gli ortaggi diventa dunque simbolo di una protesta contro l’estirpazione di elementi che, come i vegetali, creano reti complesse indispensabili per la nostra sopravvivenza.

[guest blogger: Mariella]





Contro la mitologia delle città creative

13 07 2008

Wired rilancia un appello della Toronto Free Gallery ad artisti perché svelino la mitologia delle città creative. Si tratta di un progetto di critica al processo distruttivo che porta molte città a promuovere isole della creatività sul loro territorio, attratte dal potenziale ricavato socio-economico che generalmente accompagna l’emergere di questi conglomerati.

Quello che queste città non prendono in considerazione è l’impatto che questo processo ha sulle comunità locali, che spesso sono marginalizzate dal boom edilizio e sociale innescato. Spiegano gli organizzatori Heather Haynes and Izida Zorde:

Consumatori delle classi abbienti vengono idolatrati per il loro potere d’acquisto e di rigenerazione sociale all’interno di spazi urbani, mentre le classi operaie sono abbandonate ad un sistema di lavori precari, mal-pagati e monotoni che sostengono lo stile di vita del primo gruppo. Quelli che erano un tempo quartieri culturalmente ricchi ed economicamente sostenibili, diventano ad un tratto il parco giochi di speculatori edili, che creano spazi urbani costosi ed inaccessibili nel nome del guadagno.

Mandate le vostre proposte progettuali in inglese a heather@torontofreegallery.org o a Toronto Free Gallery, 1277 Bloor Street West, Toronto, ON M6H 1N7 (Canada).





Terra Futura – Firenze 23/25 maggio 08

22 05 2008

Mariangela Della Monica segnala sul portale elettronico In Toscana l’apertura domani della quinta edizione di Terra Futura, una delle più importanti manifestazioni in Italia dedicate al vivere sostenibile:

500 espositori provenienti da tutto il mondo, oltre 200 convegni e decine di seminari e workshop. Offrirà questo e molto altro la V edizione di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità. La presentazione del programma è avvenuta oggi in Palazzo Bastogi. Ugo Biggeri, presidente della Fondazione culturale responsabilità etica onlus e ideatore della manifestazione, ha descritto il calendario della 3 giorni dedicata alla sostenibilità. Terra Futura apre i battenti alla Fortezza da Basso di Firenze venerdì 23 maggio e prosegue fino a domenica 25, l’ingresso è gratuito.

Molte le sezioni espositive, dall’area Abitare Naturale – che include il Premio Architettura e Sostenibilità per la migliore tesi di laurea e dottorato di ricerca sui temi dell’architettura sostenibile, dell’innovazione tecnologica e della partecipazione – all’area TutelAmbiente, dedicata appunto alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, al riciclo, al riuso e al turismo responsabile.

In Toscana segnala due iniziative particolarmente interessanti, una inerente alla coltivazione, trasformazione e commercializzazione della canapa da fibra, l’altra denominata l’Ovetto, un contenitore ideato dell’architetto Gianluca Soldi per favorire una raccolta domiciliare differenziata dei rifiuti.

Un appuntamento da non perdere!





Network virtuali e citta’ reali

20 05 2008

La domanda alla base del seminario 1 all’Innovation Edge Conference e’: i cosiddetti siti “social networking” (come Bebo, Facebook o MySpace) rappresentano le nuove citta’ dell’innovazione? Se oggi l’aggregazione di menti innovative avviene in spazi fisici urbani, spesso sotto impulso di politiche locali (San Francisco, Manchester, etc.), possiamo pensare ad un futuro in cui quest’aggregazione avverra’ in rete?

La risposta data dal pannello e’: persone creative non possono diventare innovative se non sono connesse. Questa connessione pero’ puo’ avvenire sia fisicamente sia virtualmente. L’emergere di network puo’ essere facilitata, ma non puo’ essere imposta. Questi aggregamenti d’innovazione emergono dall’interazione organica di individui in spazi eletti, non costretti.

E’ interessante notare che, se per alcuni di noi i siti di social networking riflettono uno spazio d’interazione geograficamente molto vasto ed internazionale, per la maggior parte ricalcano un circolo sociale molto localizzato. In altre parole, spesso i membri dei siti di social networking riflettono relazioni spaziali gia’ esistenti e radicate in un territorio, piu’ che crearne di nuove. Basta vedere la distribuzione di siti di social networking su scala globale per rendersi conto che la geografia relazionale in rete importa, eccome.

D’altro canto, osservatori notano che una crescita d’interazione Web 2.0 in linea potrebbe significare un declino d’interazione fisica, o in altre parole di capitale sociale. Se da un lato le nuove generazioni si sono distaccate dalla televisione, cosa positiva per quel che riguarda il rafforzamento di relazioni sociali, d’altro canto ricercano e mantengono queste relazioni soprattutto in rete. L’impatto sociale di questo cambiamento e’ ancora tutto da valutare.

Il seminario, in conclusione, non offre una risposta molto chiara sul tema proposto. Si parla poco o per niente di economie urbane ed economie in rete. Non si parla per nulla di globalizzazione urbana e globalizzazione tecnologica, di relazione tra capitali finanziari, sistemi urbani e sistemi in rete, tutti temi cari alla sociologa Saskia Sassen. Un vero peccato, perche’ un dibattito su questi temi avrebbe reso questo seminario su citta’ e siti di social networking molto piu’ interessante e rilevante.