The Hub: collaborazione radicale d’eccellenza!

27 09 2009

Hub Berkley

Lo stanno facendo tutti. Da piccole medie imprese che condividono risorse per la ricerca e lo sviluppo a tutte le persone nel mondo che stanno costruendo Wikipedia. Si chiama collaborazione radicale ed é sempre più vista come la maniera migliore per arrivare a soluzioni sempre più efficaci ed innovative ai problemi socio-ambientali che ci circondano.

Tra gli esempi d’eccellenza citati in un articolo su Worldchanging – uno dei siti al mondo più autorevoli nel campo della sostenibilità e dell’innovazione sociale – c’é Green Xchange, un’iniziativa nata a Davos nel gennaio 2009 sotto l’egida di Nike, Creative Commons e Best Buy che prevede la condivisione d’informazioni tra imprese che stanno facendo ricerca in sostenibilità.

E c’é anche The Hub, con il suo splendente nuovo centro di Berkeley, Bay Area, California, aperto solo 3 settimane fa! Grazie Worldchanging! E in bocca al lupo ai nuovi Hubbers di San Francisco!

Advertisements




John Grant e la scrittura come co-opportunità

24 09 2009

Non é il primo a provarci e nemmeno il primo che vi segnaliamo. Lo aveva già fatto Charles Leadbeater con We Think e lo sta facendo anche Adam Arvidsson dell’Università degli Studi di Milano con il suo studio sull’economia etica. Ora é la volta di John Grant, autore del blog Greenormal nonché di 4 libri di successo, incluso ‘The Green Marketing Manifesto’ su – appunto – le nuove metodologie di marketing ‘verde’.

Il suo nuovo libro Co-opportunity parla di come solo dei sistemi collaborativi potranno costruire un futuro migliore e più sostenibile per noi e per il pianeta. E lo vuole dimostrare aprendo al pubblico la stesura del libro stesso, per captare quella ricchezza di pensiero che esiste nella ‘crowd’. Se volete dire la vostra, incluso sul sottotitolo del libro che non é ancora stato scelto, visitate il sito di PSFK.





Innovazione e collaborazione per battere la crisi economica

18 09 2008

Judy Estrin scrive su The Globalist di questa settimana un interessante articolo su come innovazione e collaborazione possano aiutare a battere la crisi economica e finanziaria che stanno travolgendo l’America e tutto il mondo.

Innovazione e collaborazione sono anche alla base di molte iniziative, tra cui Innovation Ventures, di cui parla l’autore di Tipping Point Malcolm Gladwell in un articolo del New Yorker di qualche mese fa. Innovation Ventures è una collaborazione tra Nathan Myhrvold, Lowell Wood, Bill Gates ed un nutrito gruppo di scienziati con diverse aree di specializzazione, che sta registrando migliaia di nuove patenti ogni anno, principalmente in ambito scientifico e tecnologico:

“Quant’è utile riunire un gruppo di persone veramente intelligenti in una stanza per scambiarsi idee? Quando Myhrvold dette avvio al progetto, le sue aspettative erano modeste. […] Ma nell’agosto del 2003, Innovation Ventures organizzò la sua prima sessione d’invenzione, e fu una rivelazione. […] All’inizio I.V. sperava di registrare 100 nuove patenti all’anno. Al momento, ne sta registrando 500, ed ha 3000 idee che aspettano di essere registrate”.

Innovazione e collaborazione sono ovviamente alla base anche delle soluzioni che aspettano di essere identificate a livello sociale e ambientale. Charles Leadbeater ha pubblicato un libro sul tema, We Think, di cui ho gia parlato, e che è stato presentato recentemente all’Hub di Londra. Ed è ovviamente alla base del Social Innovation Camp, che lancia in questi mesi il suo secondo appello per idee innovative che possano aiutare a risolvere problemi sociali o ambientali attraverso Internet.

Una metodologia che stiamo pensando di approfondire attraverso l’organizzazione di Hub Innovation Labs, weekends che riunieranno le menti più dinamiche del mondo dell’innovazione sociale. Vi terrò informati su futuri sviluppi.

[immagine: Courtesy of The New Yorker]





Innovazione: collaborazione o imperialismo socio-economico?

20 05 2008

Una delle sessioni piu’ interessanti della conferenza Innovation Edge e’ intitolata Collaborative Innovation: Winner takes all?

La domanda che si pone la sessione e’: “Is innovation the saviour of the world or another way for the West to cement its leadership over the struggling developing world?“. In altre parole, questa ricerca per soluzioni socio-economiche che siano innovative ed imprenditoriali nascondono una nuova strategia per cementare la supremazia occidentale nei processi di sviluppo globale?

Vari interventi precedenti a questa sessione, in particolare quella di Sir Tim Berners-Lee, suggeriscono che innovazione e collaborazione procedono mano in mano. Non si puo’ pensare ad innovazione senza un senso di aggregazione di molti diversi processi ed esperienze, spesso da settori completamente diversi. Questa posizione rieccheggia un articolo recentemente pubblicato sul New Yorker di Malcolm Gladwell – celebre autore di Tipping Point – che sostiene che invenzioni rivoluzionarie sono spesso piu’ il prodotto di un’epoca, che di un singolo individuo geniale.

Bob Geldof, di Live Aid memoria, apre la sessione rivisitando alcuni temi che gli sono cari: la necessita’ di promuovere una gloalizzazione inclusiva, che risani la profonda diseguaglianza che domina la fase corrente di supremazia neo-liberista, soprattutto in relazione all’Africa. Parla pertanto di innovazione sociale ed imprenditoria sociale come un imperativo morale coadiuvato dalla rivoluzione tecnologica ed informatica.

Geldof fa alcuni esempi di nuove tecnologie mobili applicate a reali bisogni in Tanzania ed in Congo (vedi The Washington Post per alcuni esempi interessanti su questo tema in India). Per Geldof, innovazione deve essere inevitabilmente relazionata ai profondi processi di trasformazione socio-economica che chiamiamo globalizzazione per affrontare quei problemi di natura socio-economica che impediscono a milioni di persone di vivere una vita dignitosa e sicura.

Tutti i membri del panel – incluso Sam Pitroda – sembrano essere d’accordo sul fatto che innovazione in quest’era di globalizzazione deve essere collaborativa e aperta. Pitroda in particolare parla dei 4 grandi settori dove vedremo enormi passi in avanti grazie a processi d’innovazione: ambiente, trasporti, educazione e salute, tutti settori in cui tutti i paesi hanno pu’ ragioni per collaborare che per competere. Helen Alexander sostiene in particolare che le grosse corporazioni globali abbiano maggiore interesse a rompere le barriere competitive tra paesi a loro vantaggio, perche’ mercati aperti e collaborativi sono piu’ facili da dominare di mercati chiusi e competitivi.

Tuttavia, nessuno degli speaker sembra aver risposto alla domanda originale della sessione: come riconciliare innovazione e sviluppo internazionale. Promuovere innovazione e competizione presuppone un ambiente ricco in risorse intellettuali, e nella corrente fase di irrigidimento sulle regolamentazioni internazionali (TRIPS) sulle proprieta’ intellettuali, e’ difficile vedere come innovazione e sviluppo internazionale possano realmente andare mano in mano. Questa posizione celebrativa sulla supposta collaborazione che dominera’ il futuro dell’innovazione non sembra tenere conto dei piu’ sottili aspetti che si oppongono a questo, e che sono legati al commercio internazionale, alle proprieta’ intellettuali, ai regolamenti internazionali (o alla loro assenza) in materia di flussi di capitali e d’impatto ambientale.

E’ chiaro che dobbiamo fare ancora molta strada, soprattutto a livello di politiche globali, per promuovere un’innovazione che sia veramente inclusiva.