Wokai: un Kiva per la Cina

30 09 2009

A 60 anni e un giorno dal momento in cui Mao Zedong proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il paese non potrebbe essere più diverso da come il suo fondatore lo ha immaginato. Ed un esempio del profondo cambiamento è Wokai, che significa “io comincio” in cinese.

Il modello è quello di Kiva (anche se il sito è stato impropriamente chiamato un Facebook per contadini cinesi). I donatori scelgono dei micro-progetti tra una serie di potenziali candidati nelle campagne cinesi, a cui offrono un piccolo prestito. Una volta restituito, i soldi possono essere prestati ad un nuovo beneficiario, e via così teoricamente all’infinito.

Wokai rappresenta bene la nuova Cina che sta emergendo da 60 di comunismo: più pronta ad aprirsi all’estero e con un gran desiderio di imprenditorialità diffusa. Le nuove tecnologie in rete le permettono proprio di fare questo salto. Wokai ne è la prova, ed ha gia aiutato quasi 200 persone nelle zone piu rurali del paese, distribuendo micro-prestiti per un valore di quasi $100.000.

Peccato che il sito si rivolga solo ad un pubblico anglosassone e sia pertanto solo in inglese. Se fosse anche in cinese, potrebbe contribuire a diffondere una nuova cultura di filantropia in rete e responsabilità sociale nelle nuove classi abbienti di Beijing e Shanghai.

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E alla fine arrivò l’etica…

4 03 2009
Palazzo Melzi dEril, sede della Fondazione Cariplo, Milano

Palazzo Melzi d'Eril, sede della Fondazione Cariplo, Milano

Francesco D’Arco commenta sulle pagine di Bluerating l’arrivo del micro-credito in Italia, già anticipato da Reuters in occasione della visita di Muhammad Yunus alla Fondazione Cariplo di Milano 2 giorni fa:

Era inevitabile e così è stato. La crisi finanziaria ha messo in discussione l’intero sistema bancario e, in attesa di assistere al cambiamento delle regole (e del management) tante volte annunciato, ecco riemergere la cultura dei valori. […] Non a caso negli ultimi giorni abbiamo assistito all’arrivo del microcredito in Italia, e non tramite Banca Etica, ma tramite l’UniCredit di Alessandro Profumo, che non ha mai nascosto il fatto che una banca può fare etica, ma non può non fare utili. Utili o no, Profumo ha stupito nuovamente il mercato intraprendendo un’iniziativa “etica” con Grameen, la struttura creata dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus in Bangladesh, dimostrando un’attenzione inattesa verso una cultura finanziaria “più etica”.

È significativo che questo importante passo verso una finanza più responsabile si faccia, tra tutte le città italiane, proprio a Milano. Che stiano tornando i tempi di Milano capitale etica?

[via Luca]





Micro-finanza = micro-impatto?

13 06 2008

Jean-Michel Severino, direttore dell’Agence Française de Développement (AFD) nonché ex vice-direttore della Banca Mondiale, ha tenuto una conferenza il 9 giugno a Chatham House (Londra) intitolata “Official Development Assistance: a New Paradigm for a New Century”. Il suo argomento centrale è intrigante: gli aiuti internazionali in sostegno allo sviluppo dei paesi più poveri non sono altro che un sistema di previdenza e assistenza sociale su scala globale, in risposta agli effetti della globalizzazione.

Mentre alcuni paesi in via di sviluppo, spiega Severino, riusciranno – sulla base di una liberalizzazione dei mercati e del commercio – ad uscire dalla loro condizione d’indigenza, altri (soprattutto africani, post-bellici e senza sbocco al mare) avranno bisogno di molti decenni di welfare state globale per uscire dal tunnel.

Queste considerazioni rieccheggiano altre fatte da Severino sul sito di Ideas 4 Development, a proposito dell’impatto che può avere il microcredito sulle società in via di sviluppo:

“Dobbiamo valutare il microcredito per quello che è: un importante strumento nella lotta alla povertà, ma spesso con un impatto più sociale che economico, e certamente non una panacea assoluta. […] Non può da solo offrire opportunità d’investimento laddove non ce ne siano, né superare tutti gli ostacoli di natura geofisica, politica, culturale che impediscono ai paesi in via di sviluppo di emergere. Come dice il Professor Yunus, il microcredito può contribuire a cambiare le strutture del capitalismo. Ma non può rimpiazzare l’importanza d’investimento in educazione e sanità. Dovrebbe pertanto essere visto come una componente di una più vasta politica di assistenza sociale su scala globale.”

Il parallelo con il caso Italia è d’obbligo per noi che leggiamo queste frasi. Vale la pena chiedersi se possiamo tracciare dei paralleli con l’esperienza della Cassa del Mezzogiorno nel Sud del Paese, e valutarne gli aspetti positivi (ridistribuzione sociale, sostegno alle fasce più deboli, etc.) e quelli negativi (creazione di un clima di dipendenza, soffocamento dell’imprenditorialità, burocratizzazione, corruzione). Il rapporto Nord-Sud del mondo non è forse poi tanto differente.